Prime risposte dall’urna che conserva i resti di Novello Malatesta con una operazione archeologica complessa dal suo loculo sabato scorso. Il direttore dell’equipe dottor Francesco Maria Galassi, Senior Research Associate presso l’Università di Flinders (Australia), ha eseguito le prime indagini sui resti mortali riesumati nell’Aula del Nuti. Come è già stato scritto Galassi è uno scienziato che non ama enfatizzare, piuttosto che dire qualcosa che poi non viene confermato aspetta sempre di verificare con gli opportuni strumenti. Pertanto ha tratto solo alcune considerazioni che tuttavia dovranno ricevere ulteriori verifiche, dire quindi che si sono trovati i resti sicuri appartenenti a  Novello Malatesta (1418 – 1465) è ancora prematuro.

All’interno dell’urna erano conservati pochi resti scheletrici, verosimilmente di una sola persona: si tratta di parti di ossa degli arti inferiori e di una mano e di un frammento di cranio. Lo stato di conservazione non è molto buono e, tenuto conto anche della loro esiguità, ci sono scarse possibilità di recuperare il Dna. Sono però stati fatti tutti i campionamenti per eseguire gli esami futuri, primo fra tutti quello con il radiocarbonio per consentire la datazione precisa dei resti. Gli esiti di questo particolare esame arriveranno fra un paio di mesi. Sulla base dei primi controlli sembra che le ossa possano appartenere a una persona adulta molto probabilmente sopra la trentina.

Per quanto riguarda il sesso, con pochissimi  elementi a disposizione, potenzialmente i reperti potrebbero essere attribuiti a un uomo. Una delle poche cose certe, è che la persona era affetta da una forma di “periostite”, vale a dire un’infiammazione dello strato superiore delle ossa che sicuramente aveva un effetto invalidante (se fosse Novello alla depressione e alla malaria che lo uccise dobbiamo aggiungere questa invalidità). Da segnalare che all’interno della teca erano presenti anche due suole di calzature, che sono state riconosciute come manufatti dell’epoca di Novello Malatesta. Inoltre, sono stati ritrovati frammenti di legno (probabilmente delle precedenti casse in cui le spoglie hanno riposato), frammenti di ossa animali e due tubi di piombo, che probabilmente custodiscono le pergamene a memoria delle due precedenti esumazioni avvenute nel 1812, dalla sepoltura originale nella chiesa di San Francesco all’interno dell’Aula Nuti, e nel 1905 per mettere i resti dalla precedente cassetta in legno nell’urna in marmo odierna.

Piero Pasini

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