Dopo aver parlato di Pierfilippi e Lara Saint Paul nel primo articolo-puntata, continuiamo a ricordare, nell’ordine di tempo dal passato, i cantanti e gruppi romagnoli (liscio a parte) che hanno inciso dischi (sempre ricordando che tra i tanti qualcuno può sfuggirci, nel caso, seguendo gli anni che stiamo sfogliando, segnalacelo a info@romagnaitaly.it).

Eugenia Foligatti da Massalombarda vinse il Festival di Castrocaro col brano “Cercami” nel 1962, dopo aver partecipato già nel 1958 appena 16enne, arrivando sesta e nel 1959, sfiorando il successo (seconda).

L’anno seguente era al Festival di Sanremo con ben due brani, il primo era “Amor, mon amour, my love”, abbinata addirittura al “Reuccio” della canzone italiana, Claudio Villa, e con questo si classifica seconda! L’altra canzone era “Perdonarsi in due”, che pure arrivò in finale. Fu subito grande successo.

Nel 1963 incide “Quell’angolo del bar” e  “Un giorno tu”, mentre nel 1964 con “Sei il solo”, versione italiana di “Oh, Pretty woman” di Roy Orbison, ottiene un nuovo ottimo successo, che la tiene in alto tra le cantanti del momento.

Ritorna nel 1966 con “La carta vincente”, ma purtroppo, nonostante i successi del 1963 e 1964 non ha la giusta considerazione da parte della sua casa discografica, la Rifi Records, forse troppo attenta e dedicata a Iva Zanicchi. Per questo, dopo qualche anno, decide di cambiare etichetta, ma la fortuna non è più dalla sua parte.

Non se ne fa un problema, felice della sua vita privata, dove fa la mamma con grande impegno, visto che ha avuto ben sei figli!

Forse anche travolta dal cambio di gusto musicale delle nuove generazioni… che con il beat e il rock avevano preso il quasi intero mondo discografico… nonostante che comunque nel frattempo incida diversi altri dischi, decide di cambiare rotta e dedicarsi alla musica di “casa nostra”.

Nel 1972 si dedica al liscio, incidendo per la Emiliana Records.

Torna in Tv sulla Rai, grazie a Paolo Limiti, negli anni ’90, ospite dei programmi “Ci vediamo in tv” e “Alle due su Raiuno”.

Una vita tra musica, successi e famiglia, con tanti figli da crescere da perfetta mamma. Un applauso a piene mani per Eugenia, grande cantante, grande donna, grande mamma !

 

Piero Focaccia

 

Piero Focaccia da Cervia, inizia prendendo parte a festival e serate di piazza, partendo da Adria, poi partecipa al Festival di Castrocaro, praticamente immancabile trampolino di lancio dei tempi, nel 1962.

L’anno dopo ottiene il successo che lo ha consacrato nell’Olimpo della musica e dei ricordi: “Stessa spiaggia, stesso mare”, scritta da Edoardo Vianello anche se risulta di Soffici e Mogol. E’ un boom incredibile, che lo catapulta tra i divi del momento, diventa l’immagine del ragazzo o del bagnino romagnolo che richiama all’estate, all’allegria, alle vacanze, vero cult del tempo, simbolo di un’Italia felice e scanzonata, in anni di boom totale.

L’anno dopo è a Sanremo con “L’inverno cosa fai?”, ma non raggiunge la finale, poi nell’estate del 1964 partecipa al Cantagiro con “Mia sorella”.

Seguono altri dischi di scarso successo, la sua stella, splendidamente luminosa, sembra essersi eclissata come una meteora finchè nel 1970, con cambio di casa discografica, ritorna al Disco per l’Estate con “Permette signora”, guadagnando un nuovo discreto successo che lo riporta in alto. Grazie a questo torna a Sanremo con “Santo Antonio, Santo Francisco”, in accoppiata con i Mungo Jerry di “In the summertime”, nel 1971 e ci riprova nel 1974 con “Valentintango”, ma entrambe le volte non c’è finale. Si ricorda che è l’estate la sua musa, per cui torna ben 3 volte al Disco per l’Estate, dal 1971 al 1973, rispettivamente con “Zacchete” , “Il sabato a ballare” e “Girotondo”,ma anche qui senza i risultati del passato.

Si è impegnato anche come attore, a partire da un episodio del film “Le Bambole” di Comencini, poi nel 1972 con “La bella Antonia, prima monaca e poi demonia”, dove canta la canzone “Mutanda-nda”, fino al 2013 in “Rosa blu, vita maledetta”, dove è un poliziotto della scientifica. Lo chiamò anche Monicelli per “L’armata Brancaleone”, ma in quel periodo fu richiamato alle armi e non se ne fece nulla.

Tra altalene di successi e non successi, ondeggianti come le onde del mare, che è gran parte della sua vita, ha gestito con la moglie anche un’azienda di gasolio per riscaldamento, sempre legato alle sue radici e amicizie in riva al mare di Cervia. Ha incarnato lo spirito semplice e scanzonato degli anni ’60 e delle vacanze del tempo sulla nostra Riviera, simbolo del semplice ragazzo di casa nostra e tale è rimasto anche nella vita. Un semplice, bravo e allegro “burdel d’la Rumagna”

 

Altri due colossi della nostra storia musicale sono entrati nella nostra galleria dei ricordi, proseguiremo a breve salendo di anno in anno, sempre a ricordare quelli che cantavano e suonavano dalla Romagna e incidevano dischi.

Angelo Gianstefani

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