Tantissima gente in cattedrale per salutare il Vescovo Lino Pizzi che lascia la Diocesi di Forlì-Bertinoro dopo 12 annie torna nella sua Rivara a San Felice sul Panaro nel Modenese. Presenti una settantina di sacerdoti e le massime autorità con i sindaci della Diocesi.
L’omelia di mons. Lino Pizzi
In una delle sue catechesi del mercoledì sulla Santa Messa, Papa Francesco ha raccomandato che l’omelia non superi i 10 minuti (sapendo che l’attenzione degli ascoltatori spesso non supera questo tempo); è certamente un buon suggerimento, ma, talvolta, è un po’ difficile metterlo in pratica per la ricchezza dei contenuti della liturgia o per la particolarità della circostanza.
Vi dico subito le tre idee, che vorrei presentarvi, cosicché, se dovessi perdere un po’ il filo del discorso, sappiate almeno qual’ era la mia intenzione: una prima riflessione sulla Parola di Dio di questa domenica, ottava di Pasqua, un pensiero di ringraziamento e un rapido sguardo sul cammino fatto in questi 12 anni vissuti insieme.
Vescovo emerito di Forlì-Bertinoro
“Allora ci lascia? Va in pensione? Quante volte mi è stato chiesto in queste ultime settimane. Il vescovo, che, secondo le indicazioni del Codice di Diritto Canonico, lascia il governo di una Chiesa per raggiunti limiti di età, rimane vescovo emerito di quella Chiesa: perciò rimango vescovo emerito di Forlì-Bertinoro fino alla fine dei miei giorni! Dodici anni vissuti insieme non si possono dimenticare, anche se verrà a mancare la consuetudine quotidiana: tanti volti, tante relazioni, tanti incontri e attività pastorali sono motivi per cui oggi vogliamo insieme ringraziare il Signore; voi volete ringraziare anche me e io desidero ringraziare tutti voi: mi avete accolto pazientemente, benevolmente, con comprensione e pazienza per i miei limiti: ognuno ha collaborato secondo le sue possibilità e le sue capacità, nella propria condizione. Ringrazio in particolare i sacerdoti (fin dall’inizio vi avevo detto che il Vescovo da solo non può far nulla, insieme ai preti può fare tanto), i diaconi, i ministri, i catechisti e tutti gli operatori pastorali, gli educatori, gli animatori, gli sposi, i genitori, i religiosi e le religiose, le associazioni, i movimenti e i gruppi ecclesiali, nell’ambito ecclesiale., gli anziani e gli ammalati, che mi hanno accompagnato silenziosamente con la loro preghiera e sofferenza. Un grazie particolare lo rivolgo ai Vicari generali e ai Vicari episcopali, ai centri e agli uffici pastorali, al Consiglio Presbiterale e ai Consigli Pastorali diocesano e parrocchiali. Ringrazio la Caritas diocesana e quelle parrocchiali, perché in questi anni di crisi economica e di forte immigrazione hanno condiviso e portato avanti con me la preoccupazione e l’impegno per i più deboli e i più poveri. Ringrazio tutte le autorità cittadine, gli amministratori e i responsabili della vita economica e sociale, le Forze dell’ordine per i rapporti cordiali e, più volte, la collaborazione di fronte a vari problemi del nostro territorio. Quando venni a Forlì il 29 gennaio 2006 chiamai i giovani ad essere protagonisti nelle nostre comunità; non sempre questo si è visto chiaramente; spero che il prossimo Sinodo dei Vescovi, che avrà come tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale dia un forte impulso perché ognuno comprenda la dimensione vocazionale della propria vita e si disponga a vivere pienamente la propria chiamata.
Non riesco a nascondere un rammarico, quasi un’amarezza, che vorrei che tutti raccoglieste come impegno per il futuro: non sono riuscito ad innamorare più giovani e ragazze per un impegno totale al servizio del Signore e dei fratelli nella Chiesa e nel mondo, come buoni sposi e anche come sacerdoti, religiosi e religiose e missionari.
Più volte mi avete sentito richiamare l’importanza fondamentale e insostituibile delle famiglie e alla necessità di sostenere la famiglia nel suo essere e nel compimento della sua missione nella chiesa e nella società. Con uguale frequenza ho sottolineato l’urgenza di un instancabile impegno educativo e formativo prima di tutto degli operatori pastorali e poi di tutti, ognuno nella propria condizione di vita.
Il saluto del sindaco di Forlì Davide Drei
Uno stralcio del saluto del vicario generale mons. Pietro Fabbri
I dodici anni che ha trascorso tra di noi sono un tratto del cammino della Chiesa diocesana, un tratto percorso e un tratto ancora da percorrere. Rimane infatti da percorrere molta strada per promuovere una piena corresponsabilità dei laici nella vita della Chiesa; è ancora lungo il cammino per la definitiva configurazione delle unità pastorali; molta attenzione e sensibilità vanno affinate per intercettare e rispondere alle grandi sfide culturali del nostro tempo. In una parola siamo di fronte all’impellente necessità di ripensare e di riprogettare una Chiesa secondo il modello del Concilio Vaticano II e le insistenti istanze di papa Francesco. Foto dal sito della Diocesi di Forlì-Bertinoro























