Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, è stato convocato dal presidente della Repubblica al Quirinale per le ore 11 di questa mattina per ricevere il mandato per formare il governo dopo la bocciatura della proposta di 5 Stelle e Lega per l’indicazione di Paolo Savona a ministro per l’economia.

Carlo Cottarelli, nato a Cremona nel 1954, laureato in Economia a Siena, master alla London School of Economics, ha lavorato dal 1981 al 1987 presso la direzione monetaria del Servizio Studi della Banca d’Italia e dal 1987 al 1988 al Servizio Studi dell’Eni. E’ stato direttore esecutivo ell Fondo Monetario Internazionale (FMI) per Italia, Albania, Grecia, Malta, Portogallo e San Marino da novembre 2014 a ottobre 2017. Da ottobre 2013 a ottobre 2014 – nei governi Letta e Renzi – è stato commissario per la Revisione della Spesa Pubblica in Italia. Dal 2008 al 2013 Direttore del Fiscal Affairs Department del Fondo Monetario Internazionale. Attualmente, oltre ad essere Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (incarico a titolo gratuito), è visiting professor alla Bocconi.

Nel frattempo Luigi Di Maio ieri sera ha annunciato che i Movimento 5 Stelle di attivare il procedimento di ‘messa in stato d’accusa’ del Capo dello Stato in base all’articolo 90 della Carta Costituzionale.

“Il Presidente della Repubblica – recita la Costituzione – non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”.

Il Capo dello Stato dunque, fatta salva l’assenza di responsabilità di atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, può essere giudicato solo per i reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione, ed è il caso al quale si appellano quanti parlano oggi di messa in stato di accusa di Sergio Mattarella, secondo i quali il presidente avrebbe, con le decisioni prese, compiuto una grave violazione delle norme costituzionali.

L’ammissibilità della messa in stato d’accusa del Capo dello Stato, in Italia è una prerogativa esclusiva del Parlamento, mentre una eventuale sentenza in merito spetta alla Corte costituzionale, con una composizione diversa da quella consueta perché ‘integrata’ e composta da 15 giudici togati e 16 cittadini “aventi i requisiti per essere eletti al Senato”.

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