Eravamo ragazzini, erano quelli che alcuni definiscono i favolosi “60’s”, gli anni del boom, del coraggio, del mondo che cambia.

In giro, all’inizio di quel decennio,  si ascoltava una musica con poche variazioni rispetto al cosiddetto genere tradizionale, a rompere quelle melodie c’erano i cosiddetti urlatori, tra i quali da molti, poco interessati al genere, venivano posizionati anche i giovani Adriano Celentano e Mina, il rock era guardato dalle masse degli adulti e maturi biecamente, come malamente e con commenti poco lusinghieri erano definiti quei ragazzi che azzardavano abbigliamento e capelli oltre misura, troppo attillati e femminili i primi, idem ma per lunghezza i secondi… spesso additati come… dell’altra sponda, che allora non era così benvoluta e libera come oggi. Si arrancava per noi giovani in un mondo un po’ obsoleto, guardando con interesse ai tentativi di spaccare…

All’estero era altra storia, già trionfavano i Beatles, ma noi eravamo chiusi nelle nostre lontananze. Qui era tutto liscio, Casadei e Company, grandi nella tradizione, indiscutibili nel loro spazio, ma a noi ragazzini andavano più stretti dei pantaloni e camice. Un valzerino con la burdela si poteva anche fare, si imparava a ballare, ma aspiravamo a qualcos’altro.

E all’improvviso cominciarono a spuntare i complessini, quasi uno ogni condominio in certe zone, arrangiati alla meno peggio, alcuni con chitarre scordate e batterie… lasciamo stare. Era il Beat, che colpì come una malattia iper-contagiosa, una rivoluzione! Si suonava dappertutto e tutti i giovani erano coinvolti, se non avevi uno strumento eri almeno l’amico di uno che suonava. I concertini straripavano nelle sedi di parrocchie, circoli. partiti, bar. Tra tutti questi pazzi e molti improvvisati, vennero fuori alcuni che le palle le avevano eccome!

In questo primo episodio di un viaggio che intraprendiamo su RomagnaUno alla ricerca della musica perduta, di un passato gioioso pieno di tante speranze, vogliamo ricordare un complesso (allora era d’obbligo chiamarli così) che più che beat era proprio rock, ma allora beat era bella parola e per le giovani masse e oltre era contenitore di tutto il nuovo mondo della musica… erano forlivesi, si chiamavano Cliffters.

Cliffters

Presero questo nome senza sapere che esisteva già una formazione omonima, di buon successo, dalla Danimarca, ma nessuno se ne accorse. Scalarono il successo delle balere e anfratti vari esclusivamente per giovani, diventando famosi e richiestissimi, nel nostro piccolo mondo romagnolo ebbero un effetto dirompente. Ogni localino li voleva, avevano un seguito pazzesco, averli voleva dire “tutto esaurito” e certezza che tutti ballavano fino all’ultima briciola d’energia.

 

Fu un fenomeno, limitato a livello locale, ma della forza paragonabile a quello di Vasco, nel cerchio locale! Chiaramente i tempi erano diversi e tutti ci muovevamo meno liberi. La formazione del vero successo: Uberto Saragoni (tastiere) , Alberto Solfrini (chitarra basso e voce), Pasquale Venditto (batteria), Renzo “Pitone” Tortora (chitarra) , ci sono poi da aggiungere due componenti dell’ultimo periodo, Beppe Leoncini e Christian Souiller, che sostituirono Venditto e Tortora, ma dopo il vero grande successo.

Saragoni portava con sé il padre manager, abile a destreggiarsi tra locali e balere per contratti allora definiti “danarosi”. Il complesso era nato nel 1964 e nel 1968 incise il disco “Preghiera”, ma il disco non rispecchia minimamente il genere e la forza dei Cliffters, molto più vicini ai Led Zeppelin e lontanissimi da quella Preghiera!  Il loro successo non fu discografico bensì “live”, come la mitica esibizione live del 26 maggio 1968 a Bologna, come complesso “spalla”del concerto di Jimi Hendrix!!! Le ragazzine impazzivano, ma anche noi ragazzi li amavamo e in poco tempo divennero i numeri uno dell’avanguardia forlivese, per ballare fino allo sfinimento.

 

Attorno ci furono altri grandi di successo, tutta gente da Woodstock di casa nostra, come Sbranco e le Purghe Elettriche, I Baci (o Silver e i Baci), più esagerati in un certo senso, mentre sempre nello stesso periodo un altro complesso di grande successo, ma più pacato e quindi un po’ meno beat, erano I Lorenz.

Sbranco

I Baci  Checco

Le foto sono tratte da “Senza tempo noi…”, pagina facebook di Antonio Rosetti, al quale facciamo i complimenti.  

Un solo ragazzo forlivese però scalò le hit parade del tempo, se guardiamo al successo nazionale e da gossip. Si unì a un complesso pop milanese: Checco Marsella, tastierista,  la voce con un falsetto che arrivava all’esagerato. Il complesso si chiamava I Giganti, lui era pazzesco, quel falsetto in “Una ragazza in due” mitico! I Giganti furono i top di un’estate (1966) con “Tema”, dove ciascuno dei 4 componenti cantava la propria parte, concludendo con la voce profonda del batterista Enrico Maria Papes, ora residente a Palazzolo sul Senio. Marsella e Papes sono tuttora I Giganti, mentre i 2 fratelli Mino e Sergio Di Martino purtroppo ci hanno lasciato, come pure Solfrini dei Cliffters.

I Lorenz

Tornando ai Cliffters, sempre in ambito forlivese, il batterista Pasquale Venditto creò poi altri complessi, come i Forum Livii e Gli Amici dell’Hobby, per poi diventare pure conduttore di programmi a Videoregione e gestore di una paninoteca.

Abbiamo aperto questo spazio nei ricordi musicali in questo modo perché la nostra età e memoria ci ha portato immediatamente in quello che vi abbiamo appena raccontato, ma è solo un piccolo antipasto.

Il panorama della musica di un tempo è più vasto della Treccani, tra “moderno” e “liscio”, tra balere, nights e discoteche la Romagna ha fatto la storia, torneremo presto a raccontare, cercando di andare a riscoprire molte “storie” qui e là, nuotando tra le sette note.

Angelo Gianstefani

Previous articleIl forlivese Jacopo Morrone della Lega nominato sottosegretario alla Giustizia
Next articleStadio Roma, nove arresti per corruzione

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.