Il presidente federale Carlo Tavecchio si è ha dimesso dopo la disastrosa mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali di Russia 2018.
Tavecchio avrebbe parlato di “sciacallaggio politico e ambizioni” nella sua breve relazione ai consiglieri federali. Questi secondo l’ormai ex numero uno di Via Allegri i motivi per cui non si è potuta fare una “discussione seria” sull’accaduto. Per questo motivo il consiglio federale odierno di fatto non si è mai aperto. Tavecchio si è presentato leggendo la sua dichiarazione e questo ha messo fine a qualsiasi tipo di discussione.
“Le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due ore – ha detto ai consiglieri federali Tavecchio – hanno impedito alle due Leghe maggiori di partecipare un dibattito che investe anche loro”. “Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento da parte di alcuni partecipanti alla riunione di mercoledì – ha aggiunto, riferendosi al vertice con le componenti a 48 ore dalla debacle della nazionale – Nonostante il documento che mi hanno richiesto e condiviso, non sono disposti nemmeno a discuterlo”. A conclusione di queste considerazioni, Tavecchio ha chiesto “le dimissioni di tutto il consiglio, me per primo”.
La governance della Figc che non funziona. Questa la spiegazione tecnica del commissariamento fornita dal presidente del Coni, Giovanni Malagò: “Può succedere, da Statuto, che si può procedere ad un commissariamento”. “Se ci fosse solo un problema specifico, con un Consiglio federale completo, compatto, forte, presumibilmente potevano anche esserci altre soluzioni finali – ha detto Malagò – Però, se tu in un contesto così eccezionale ti ritrovi che alcuni componenti prendono delle decisioni così antagoniste, da altre parti c’erano rumors di altri scricchiolii, e ci aggiungi che due componenti (quelle della Lega di A e di B) neanche esistono, non è che serve uno scienziato per trovare la soluzione che avevamo individuato da qualche ora”.








