La commozione ha avvolto Piazza De Ferrari di Genova. C’è tanta gente, perché questa è una giornata speciale con dentro tante cose a cominciare dal silenzio impressionante delle 11 e 36, ora e minuto del crollo del Ponte Morandi che ha spazzato via 43 vite umane.

Piange Tullio Solenghi che è un tipo allegro e ha calcato i palcoscenici di mezzo mondo. Piange mentre snocciola, uno dopo l’altro, i nomi delle 43 vittime del Ponte Morandi. Dice: “Se n’è andato Roberto, se n’è andata Ersilia…” e per ciascuno aggiunge una parola, una frase che ci raccontano chi erano, cosa facevano, cosa sognavano… “Se n’è andato Alberto, se n’è andata Marta, se ne sono andati i quattro ragazzi di Torre Annunziata appena partiti per le vacanze…” e ogni nome è una lacrima, un singhiozzo, la voce che si rompe. E l’ultimo è il più difficile: “… se n’è andato Samuele che aveva solo 8 anni…” e Solenghi, con la sua maglietta bianca col profilo del ponte e la scritta “Genova nel cuore” non ce la fa più, piange senza ritegno.

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