Non è una partita di calcio quella che fra breve si potrebbe svolgere fra il nostro Sud e Portogallo ( o altri paradisi fiscali per i pensionati italiani). Il Governo sta valutando l’idea, che non sarebbe poi tanto male, di contrastare l’esodo di molti pensionati italiani che si sono fatti attrarre da Portogallo e C. stante il fatto che il nostro pensionato che decide di vivere in Portogallo per almeno 183 giorni consecutivamente si vedrà patata la pensione al lordo, senza ritenute e senza dover poi pagare tasse nel paese scelto per vivere. Questo è possibile solo ai pensionati INPS ex lavoratori di diritto privato. Sono pertanto esclusi gli ex lavoratori provenienti dal pubblico che godono di pensione ex INPDAP. Per questi al momento è possibile avere le stesse agevolazioni in Australia, Senegal, Costa d’Avorio e Tunisia). Come si vorrebbe contrastare questo che sta evidenziando numeri molto alti, si parla di decine di migliaia, e nel solo Portogallo sembra abbiano contribuito ad alzare il PIL. Con una legge che permetta ai pensionati italiani la stessa esenzione spostando la residenza reale e fiscale in Sardegna, Sicilia e Calabria. Vivendo lì almeno per sei mesi l’anno. In questo modo si potrebbe favorire anche zone afflitte da spopolamento e da problemi ormai endemici.
Il requisito richiesto per i Comuni aperti a questa possibilità sono: meno di 4mila abitanti, spopolamento negli ultimi 10 anni del 20%, aver attivato una serie di servizi essenziali come la raccolta differenziata, avere un livello sanitario paragonabile a quello delle più evolute regioni del nord Italia. Il Governo prevede che in alcuni anni almeno 500 mila pensionati potrebbero trasferirsi in quei luoghi.
Vediamo cosa reclamizza il Portogallo per attirare pensionati italiani ( vorrei ricordare due illustri fuorusciti in quel Paese: Carlo Alberto di Savoia e Umberto II di Savoia, ma esiliati!): residenza per almeno 183 giorni consecutivi ( stessa condizione per i Comuni del Meridione); esenzione fiscale per 10 anni al 100% (stesse condizioni in Meridione); costo della vita nel paese lusitano inferiore a quello medio italiano (ma anche in piccoli comuni del sud il costo medio pare essere inferiore alla media nazionale); sistema sanitario pubblico portoghese a livello del nostro (in Italia è sostanzialmente uguale in ogni comune e quelli scelti come dovrebbe prevedere la legge, dovrebbe essere in questa condizione sanitaria); lingua portoghese abbastanza facile per gli italiani (nessun problema da noi); usi e costumi in Portogallo simili ai nostri (mi viene da dire mai come da noi); mercato immobiliare conveniente (e anche qui non dovrebbero esserci sostanziali differenza col nostro sud); biglietti aerei dal Portogallo normalmente convenienti (anche da noi, che potrebbero essere compensati dalle minori distanze anche in treno o auto); infine clima piacevole, ma mare con acqua fredda in Portogallo (ma anche il nostro Sud non scherza nel campo della temperatura mite anche in inverno).
E allora? Per me vincerebbe il nostro Sud se non altro perché il pensionato sarebbe sempre nel proprio paese e non “emigrante” ( seppure di lusso e per ragioni fiscali). Sarebbe “straniero”, infatti i reportage della vita del nostri connazionali fanno vedere sempre gli stessi che passano la maggior parte del tempo con altri italiani. A tarda età integrarsi credo che presenti qualche difficoltà. Ma comunque sono scelte molto personali. Se ci dovesse essere una via d’uscita italiana, sarebbe comunque una grande opportunità.
Ottavio Righini








