Sabato scorso una ragazza è rimasta gravemente ferita in un incidente ai confini tra le Marche e San Marino, e il Resto del Carlino ne ha dato notizia raccontando che il medico Michele Nardella, accorso sul luogo del sinistro con il 118 da Sassocorvaro, dopo aver constatato possibili fratture (gamba, anca, ginocchia) e altri possibili problemi faceva chiedere alla centrale operativa di contattare l’Ospedale di San Marino, il più vicino, a pochi chilometri di distanza. Ma l’ospedale ha detto no, dopo aver chiesto se la ragazza fosse sanmarinese.
“Così – ha riferito il dottore al Carlino – siamo stati costretti a portare la ragazza all’ospedale di Urbino, distante 25 chilometri di strada tortuosa impiegandoci quasi un’ora prima di arrivare, condannando la giovane a piangere per i sobbalzi che è stata costretta a subire dovendo percorrere strade tortuose e piene di buche”. “Per le autorità di San Marino, un ferito italiano può anche morire al confine ma loro non vanno ad aiutarlo perché non è un loro cittadino. Allora – ha accusato – se è grave lo portano a Rimini. E non è certo la prima volta che accade. Questo è disumano”.
Il medico chiude con un’accusa pesante: “Per le autorità di San Marino, un ferito italiano può anche morire al confine ma loro non vanno ad aiutarlo perché non è un loro cittadino. Allora se è grave lo portiamo a Rimini. E non è certo la prima volta che accade. A Montelicciano c’è una casa di riposo Serenity house, a 200 metri dal confine, e spesso anche in presenza di degenti gravi, in codice rosso, ci dicono di no, non accettano di aprire il loro ospedale nemmeno per infarti o per qualunque patologia gravissima. A meno che sia un cittadino di San Marino. Allora lo prendono subito. Questo è disumano”.
A queste accuse l’ospedale di San Marino non ci sta e oggi risponde con un comunicato del locale Istituto per la Sicurezza Sociale dove viene precisato che “la Repubblica di San Marino non attua alcun “apartheid sanitaria e umanitaria”, come confermano le molteplici occasioni in cui le ambulanze sammarinesi sono intervenute al di fuori dei confini di Stato e il fatto che mai sia stato rifiutato un paziente di qualunque nazionalità, trasportato da 118 italiani all’ospedale sammarinese”.
E sulla vicenda riportata dal “Carlino” specifica la sequenza di come siano andati realmente i fatti per loro: “La Centrale Operativa del 118 di San Marino, informata dalla Centrale Interforze di un incidente nei pressi del confine di Montelicciano, ha subito contattato la Centrale Operativa di Pesaro per sapere se fosse a conoscenza dell’incidente. Da Pesaro è stato risposto che era già in atto un loro intervento di soccorso. In una successiva comunicazione tra le due Centrali Operative veniva segnalata la richiesta di trasporto della paziente a San Marino.
Il 118 di San Marino, in quanto non si trattava di codice rosso, chiedeva la nazionalità della paziente in ragione del fatto che tende ad assistere i suoi cittadini nella propria struttura, a esclusione del percorso legati al trauma center di cui la Repubblica è sprovvista e quindi, indipendentemente dalla nazionalità dei pazienti, li invia ai centri di riferimento specializzati nel trauma.
Rispetto all’evento sono comunque in corso ulteriori analisi e verifiche dei fatti accaduti. Si evidenzia inoltre che la paziente non è mai transitata o giunta in Pronto Soccorso di San Marino, altrimenti sarebbe stata regolarmente assistita.
Infine si precisa che le relazioni e la crescente collaborazione con la Regione Marche per lo scambio di prestazioni sanitarie sono reciprocamente soddisfacenti e in via di continua implementazione e sviluppo”.




















