Il recente meeting regionale Emilia Romagna di CUPLA ( Comitato unitario Pensionati Lavoro Autonomo) che nella sola Romagna conta oltre 50mila aderenti ha avuto come tema centrale quello delle “CASE FAMIGLIA” di cui si è molto parlato anche recentemente sui media, purtroppo per situazioni, fortunatamente poche, di mala gestione.
L’invecchiamento della popolazione è ogni giorno più tangibile, in Italia ed anche in Regione, gli over 65 sono sempre più numerosi e sempre più bisognosi di cure, assistenza, compagnia, che spesso la famiglia moderna, per situazioni sociali cambiate, sempre meno sa garantire. Le Istituzioni pubbliche non sono in grado di assicurare risoluzioni al problema, quindi il mercato ha fatto sorgere soluzioni alternative ed innovative che solo fino a pochi anni fa erano impensabili. Si sono così sviluppate piccole strutture private, dedicate ad anziani per lo più autosufficienti o parzialmente che vanno sotto il nome di CASE FAMIGLIA. Non si tratta di ricoveri o case di riposo, ma organismi privati che possono ospitare un massimo di sei ospiti che dovrebbero garantire condizioni di tipo famigliare dove gli ospiti, naturalmente paganti, dovrebbero mantenere i loro affetti, le loro abitudini e la loro vita relazionale.
Dalle ultime rilevazioni della Regione risultano attive circa 500 strutture in Emilia-Romagna che ospitano circa 2.175 persone anziane. Poiché si tratta di un fenomeno in continua crescita e con poco controllo, la stessa Regione ha ritenuto doverosamente emanare un documento contenente “Gli indirizzi regionali per i regolamenti locali delle Case Famiglia”.
Le attività di gestione di queste strutture, sono avviate con segnalazione certificata di inizio attività e tale gestione non può avere inizio, prima della data di presentazione della SCIA all’Amministrazione comunale di competenza. In pratica si tratta di una normale attività di tipo commerciale con pochi obblighi, ma tante responsabilità, che dovrebbero sempre prevalere.
Il CUPLA esprime un giudizio sostanzialmente positivo, ma con richieste di attenzioni particolari. Il primo obbiettivo dovrà essere quello dell’inserimento di queste strutture, ben regolamentate, all’interno della Rete dei servizi socio-sanitari e sociali territoriali, nell’ottima di un sistema pubblico, che diventa governante del sistema privato. Un aspetto ritenuto fondamentale, al fine di una attuazione corretta delle Linee di indirizzo regionali, è quello dei controlli che dovrebbero essere più frequenti, soprattutto in alcune occasioni, dei due anni previsti dai regolamenti. Ed essere controlli rigorosi e coerenti. In questi primi anni di attività infatti si sono verificate situazioni di criticità. La Regione dovrà obbligare i Comuni ad adeguare i vari regolamenti a quello base, o ad emetterli laddove siano mancanti. Sono progetti in partenza quelli delle Case Famiglia, aggiungiamo noi, vanno immediatamente controllati, regolamentati, affinchè il “libero mercato” non sia prevalente sulla salute fisica e mentale di persone anziane spesso deboli e sole. Le Case Famiglie siano una vera risorsa e non un problema.
Ottavio Righini








