Si sono concluse le indagini relative all’impiccagione ad un albero di ulivo di un esemplare di faina in Comune di Saludecio – Località Santa Maria del Monte; fatti avvenuti il giorno 8 gennaio 2018.

È stato indagato un pensionato residente in zona individuato grazie all’attività svolta dalla Stazione Carabinieri Forestale di Morciano di Romagna con il contributo dei reparti investigativi dei Carabinieri di Rimini e di Riccione coordinati dalla Procura della Repubblica di Rimini. La faina è un mustelide autoctono, protetto dalla Convenzione di Berna del 1981 e specie non cacciabile ai sensi della Legge 157/92 – Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio.

L’esemplare impiccato all’ulivo era stato visto da alcuni automobilisti che transitavano in prossimità della rotonda al centro della quale si trova l’ulivo a cui è era stata appesa la carcassa dell’animale, i quali avevano avvisato il 112; i Carabinieri della Stazione Forestale di Morciano di Romagna, intervenuti immediatamente, avevano svolto le prime indagini. Sul posto erano intervenuti anche i militari della Stazione Carabinieri di Saludecio. L’animale era stato attaccato con una corda di nylon ad un ramo dell’albero e aveva destato forte preoccupazione tra gli inquirenti il cartello di minacce affisso vicino alla carcassa. Il cartello riportava infatti la frase “il prossimo avrà due gambe” scritta utilizzando lettere ritagliate da giornali.

La carcassa dell’animale veniva prelevata e, dopo avere effettuato i necessari rilievi tecnico-scientifici, veniva inviata immediatamente al Servizio Veterinario di Rimini e successivamente trasferita all’Istituto Zooprofilattico di Forlì per l’autopsia e le analisi tossicologiche finalizzate all’individuazione delle cause della morte. Dalle prime sommarie verifiche veterinarie risultava comunque probabile che la morte dell’animale fosse avvenuta per avvelenamento e non per soffocamento a seguito di impiccagione.

I militari dopo avere sentito i segnalanti e i residenti della zona riuscivano a risalire all’orario presumibile dello svolgimento del reato. Successivamente venivano visionate e acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti in loco dalle quali era possibile estrapolare il momento preciso in cui una persona, uscita da un fuoristrada, si avvicinava alla pianta e appendeva la carcassa dell’animale unitamente al cartello.
Dall’analisi delle immagini delle telecamere presenti in zona si attingevano elementi per il riconoscimento del modello dell’automezzo utilizzato dall’autore del reato nonché i dati per delimitare il tragitto compiuto dal veicolo fino al luogo di provenienza dello stesso. L’analisi comparata degli elementi descritti e dei dati riguardanti il veicolo portava all’individuazione dell’abitazione dell’autore e, a seguito di indicazioni del Pubblico Ministero, si procedeva, il 2 febbraio, alla perquisizione domiciliare.

I militari avevano in precedenza ricevuto gli esiti dei primi esami autoptici e delle analisi che confermavano la morte per avvelenamento causato da un cocktail di veleni di diverso tipo; le analisi evidenziavano la presenza di 3 principi attivi e l’autopsia aveva permesso di individuare, nelle viscere dell’animale, i resti di alcune esche rodenticide con ancora l’involucro contenitivo. Durante la perquisizione venivano trovati alcuni prodotti velenosi e tra questi alcuni contenenti i medesimi principi attivi utilizzati per uccidere la faina; venivano inoltre rinvenute esche rodenticide della medesima marca e tipo di quelle ritrovate nelle viscere dell’animale. Nel corso della perquisizione venivano scoperti altri utili elementi tra i quali gli articoli riportanti la notizia dell’avvelenamento, conservati insieme, e alcuni volantini commerciali simili a quelli utilizzati per ricavare le lettere della scritta di minacce.

Veniva svolta una ispezione dettagliata dell’automezzo dalla quale emergevano elementi utili che confermavano la corrispondenza dello stesso con il mezzo ripreso dalle telecamere. Il soggetto incriminato presentava inoltre alcuni precedenti relativi a reati specifici contro le Forze di Polizia (resistenza e minaccia a pubblico ufficiale), reati in materia venatoria nonché vari reati minori alcuni in materia di edilizia e altri relativi a problemi di rapporti con il vicinato. A carico del soggetto indagato era stato emesso un decreto di divieto alla detenzione di armi, anche da caccia.

Nei mesi successivi pervenivano dai risultati delle verifiche tecnico-scientifiche le conferme delle ipotesi investigative: i RIS di Parma inviavano il rapporto relativo ai rilievi scientifici sul cartello di minacce e sui volantini individuati nel corso della perquisizione; le verifiche evidenziavano la compatibilità delle lettere delle scritte del cartello di minacce con alcune presenti sul volantino; l’Istituto Zooprofilattico di Forlì trasmetteva esame autoptico e analisi delle sostanze rinvenute nel corso della perquisizione; dalle analisi emergeva la corrispondenza dei principi attivi delle sostanze velenose rinvenute con quelle causa dell’avvelenamento e in parte ritrovate nelle viscere della faina uccisa; il Nucleo Investigativo di Rimini consegnava un rapporto sulle immagini delle telecamere dal quale emergeva la corrispondenza tra l’automezzo individuato e quello presente nelle immagini;
il rapporto sulle interrogazioni alle banche dati dei veicoli evidenziava l’esistenza di un solo autoveicolo della medesima marca e modello presente in una vasta area.

Il Pubblico Ministero, sulla scorta degli esiti delle attività svolte e delle prove scientifiche acquisite confermava il quadro accusatorio indagando il pensionato per il reato previsto dall’articolo 544 bis. del Codice Penale (uccisione con crudeltà e senza necessità di un animale). Alla base dell’inqualificabile gesto secondo le ipotesi degli inquirenti la volontà di compiere un gesto eclatante, probabilmente emulando l’episodio del lupo di Ospedaletto, per palesare l’avversione e l’ostilità nei confronti delle forze di polizia e l’ordine costituito; il tutto evidenziando totale indifferenza, disprezzo e crudeltà verso la fauna selvatica.

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