Amazon avrebbe ottenuto due brevetti per braccialetti che dovrebbero monitorare i movimenti dei suoi dipendenti. E’ quanto si legge sul sito GeekWire che riferisce come per aumentare la produttività il colosso dell’e-commerce starebbe pensando di affidarsi a un braccialetto. Sarebbe in grado di emettere segnali radio o impulsi a ultrasuoni che, elaborati da una stazione ricevente, permetterebbero di verificare la posizione dei dipendenti rispetto all’inventario. Non solo: i lavoratori del magazzino potrebbero essere avvisati da un ‘ronzio’ nel caso posizionassero un prodotto nel posto sbagliato.

I documenti, presentati da Amazon, che risalgono tuttavia al 2016, puntano l’accento soprattutto sul risparmio di lavoro che si potrebbe ottenere che non sulla sorveglianza.

 “Uno strumento schiavista che rischia di ledere fortemente la privacy dei lavoratori, poiché li sorveglia durante tutto il ciclo produttivo” commenta Paolo Capone, segretario generale Ugl, facendo notare che “in Italia, qualsiasi attività di controllo sul lavoro dei dipendenti è illegale”. Parla di “schiavismo del nuovo millennio” anche Giorgio Airaudo di Liberi e Uguali. “L’idea di Amazon di mettere dei braccialetti elettronici ai propri dipendenti con la scusa di migliorarne il lavoro in realtà è un modo per controllarli e sorvegliarli. Già oggi Amazon usa i lavoratori, pagati poco, come se fossero robot umani. Con questa idea del braccialetto li trasforma in moderni schiavi”.
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