Stupri di Rimini, la Cassazione conferma la condanna per il capo branco, il congolese Guerlin Butungu. “Nessun pentimento” e “una condotta processuale tesa a negare”: sono alcuni passi delle motivazioni con dl verdetto con cui la Cassazione  ha rigettato la richiesta di concessione delle attenuati e il conseguente sconto di pena per Butungu per la notte degli stupri di Rimini.

Per lui la gravissima accusa di essere a capo del gruppo, fromato da tre minori del pesarese (due marocchini ed un egiziano), che ha stuprato, rapinato e picchiato sulla spiaggia di Miramare di Rimini, la notte del 26 agosto 2017, una coppia di turisti polacchi e una prostituta trans peruviana, e ha aggredito una turista milanese e rapinato il compagno la notte del 12 agosto.
Per quella notte Butungu era stato condannato a 16 anni. Una sentenza “congrua, logica e coerente”, ha scritto la Cassazione, che ha sottilenato l’ “enorme gravità” di quanto commesso e la lucidità di Butungu, capace di cogliere pienamente il disvalore morale, sociale e giuridico delle aggressioni poste in essere.

Guerlin Butungu era stato arrestato il 3 settembre del 2017. Il giorno prima si erano costituiti due fratelli marocchini – al tempo – di 15 e 17 anni, oltre che a un terzo ragazzo, senegalese, sempre minorenne. La sentenza della corte di Cassazione ha definitivamente assicurato alla giustizia il 22emme congolese confermando quanto stabilito il 18 aprile 2019 dalla Corte d’Appello di Bologna, già conforme alla sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Rimini il 10 novembre del 2017 con rito abbreviato. In quell’occasione erano state sei le parti civili ammesse. Oltre alla giovane coppia turisti polacchi e alla transessuale peruviana si erano costituiti il Comune di Rimini, la Regione Emilia – Romagna.

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