di Roberto Giannini

Alla fine degli anni 70 il potente Partito Comunista Cinese, impose ai suoi sudditi la politica del figlio unico, traumatizzando così tanto la società cinese da compromettere il futuro della nazione. Per ottenere la decrescita del dato demografico e far rispettare le norme, il governo agiva con metodi brutali per controllare le famiglie arrivando persino a praticare sterilizzazioni forzate e aborti. Bambini lasciati morire per strada, abbandonati perché non primogeniti. Molti sono finiti nella tratta di esseri umani: i piccoli erano venduti agli orfanotrofi statali, che li acquistavano ad una cifra irrisoria, rivendendoli poi all’estero a prezzi gonfiati. Il tutto perché il partito doveva perseguire un esperimento sociale folle: diminuire la popolazione.

Dopo quasi 35 anni di questa politica scellerata, nel 2015 si sono resi conto che la gestione statale delle famiglie ha provocato un aumento dell’anzianità, l’abbassamento del livello di fertilità e la riduzione della popolazione, in cui prevale un netto divario tra le nascite di maschietti e femminucce. Secondo alcune stime in Cina ci sarebbero 40 milioni di uomini in più rispetto alle donne: un gap che potrebbe creare gravi problemi sociali alla tenuta del paese. Ed i milioni di figli secondogeniti, che le famiglie non hanno registrato all’anagrafe per evitare sanzioni, cresciuti senza documenti, oggi sono impossibilitati ad usufruire dei servizi pubblici nazionali nonostante ne facciano richiesta.

Tutto questo, ha fatto si che l’attenzione si spostasse su coloro che oggi creano maggior disagio: gli anziani. Incidono sul sistema sanitario, su quello pensionistico, e sull’intero sistema economico nazionale siccome non più in grado di produrre. Contenere l’invecchiamento è quindi la nuova, folle, soluzione messa in campo dai discepoli di Mao. E con il COVID-19 hanno quasi centrato l’obiettivo. Non solo in Cina, ma in tutto il pianeta: il 45 % dei decessi, a livello mondiale, è infatti ascrivibile alla fascia di età che va dai 75 anni in avanti. È la shoah dei nonni, che muoiono negli ospizi senza nessuno che se ne accorge, in casa soli, negli ospedali, infilati nelle bare che bruciano senza che si possa dar loro un ultimo saluto.

page1image21120

Ma quelli che se vanno non sono vecchi, ma ragazzi speciali, unici e irripetibili. Sono i ventenni degli anni Sessanta, quelli del miracolo economico, della contestazione, della minigonna e dello sbarco sulla Luna, del juke box, della Vespa e della Lambretta. È per il nostro paese, l’Italia che ha l’età di Gino Paoli , di Mina e Celentano, la generazione uscita dalla guerra che ha assorbito il più tumultuoso cambiamento della storia dell’umanità, che ha costruito una Nazione gli ha dato storia, ricchezza, spessore, ideali. Che ci ha dato buona parte di quello che siamo. Sono, nella sostanza, il passato più presente che ci sia.

Il negazionismo comunista cinese nella reale diffusione delle notizie prima e dei dati poi, legati alla pandemia da coronavirus , ha fortemente messo a repentaglio la vita di un’intera generazione, quella più anziana, il tutto ovviamente, per perseguire il solito e scellerato esperimento sociale: il controllo demografico.

Previous articleVede la Polizia e scappa per i campi di Bellaria, marocchino bloccato da giovane poliziotta
Next articleAveva un ‘museo della guerra’ in casa, arrestato nel Riminese

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.