A Forlì in primo grado era stato condannato a 16 anni ritenuto responsabile della morte della moglie Zlata Zahariuk, ucraina 33enne la cui morte era avvenuta il 7 luglio 2019 nell’abitazione in cui risiedeva a Forlì. Sedici anni inflitti al marito ucraino Oleksandr Zahariuk, 38 anni, latitante, fuggito poco dopo i fatti e mai più trovato.

L’autopsia stabilì che la vittima aveva subito lesioni al capo che produssero un “ematoma subdurale emisferico“, portandola al decesso entro le 72 ore successive a una aggressione.

Nell’aprile del 2021 la Procura aveva chiuso le indagini contestando i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, violazione degli obblighi di assistenza familiare e morte come conseguenza di altro reato. Secondo le indagini l’uomo maltrattava la moglie da anni e il decesso causato dall’aggressione.

Il processo d’appello a Bologna, ieri, ha cambiato lo scenario. L’uomo è difeso dagli avvocati Erika Ferrini e Gianluca Barravecchia.

Non è certo che la morte sia stata causata per le conseguenze dell’aggressione dell’uomo e per questo è stata disposta una perizia, che a Forlì il Gup non aveva accolto il rito condizionato appunto alla perizia. Un ematoma subdurale è un versamento di sangue. In genere, all’origine degli episodi di ematoma subdurale ci sono i traumi cranici, ma non sempre è così. Ieri sono anche state tolte dalla Corte d’Appello le misure restrittive a Zahariuk.

 

Previous articleCentri estivi comunali di Cesena, nuovo inizio per 580 bambini e bambine dai 0 ai 6 anni
Next articleDopo 2 anni di pandemia i Testimoni di Geova tornano a contattare le persone nei luoghi pubblici 

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.