Confermata e approfondita, dopo 500 anni, la diagnosi di gotta del duca Federico da Montefeltro (1422-1482), il cui profilo dal naso adunco – ritratto da Piero della Francesca in un dipinto custodito nella Galleria degli Uffizi di Firenze – è un’immagine universalmente nota. Una fortunata coincidenza che si è verificata durante uno studio condotto sui resti scheletrici del duca dalla Divisione di paleopatologia dell’università di Pisa, diretta da Valentina Giuffra, in collaborazione con l’Istituto di medicina evolutiva del’università svizzera di Zurigo (Francesco Galassi e Frank Rühli). Studio poi arricchito dal rinvenimento di un documento scritto di proprio pugno dall’illustre personaggio, in cui viene descritta la stessa malattia. Il lavoro è stato pubblicato sul numero di gennaio della rivista ‘Clinical and Experimental Rheumatology’. I resti di Federico da Montefeltro, esumati a Urbino nel 2000 dalla Divisione di paleopatologia di Pisa, portano secondo i ricercatori “inequivocabili i segni dell’artrite urica. Una lesione osteolitica peri-articolare patognomonica del processo infiammatorio tipico della gotta è presente sull’epifisi distale del primo metatarsale del piede destro del duca”. La gotta è una malattia conosciuta fin dall’antichità, anche se sotto questa definizione venivano comprese nella medicina pre-moderna molte altre patologie reumatiche. Alla gotta andavano particolarmente soggetti nel Medioevo e nel Rinascimento gli aristocratici, che facevano uso abbondante di alimenti ricchi di purine, come le carni rosse.
Nel giugno 1462 Federico da Montefeltro si trovava nel Lazio a combattere al soldo di Papa Pio II, quando un forte attacco doloroso al piede destro lo costringe a letto. Il duca allora scrive personalmente una lettera al proprio medico di fiducia, Battiferro da Mercatello. Nella missiva, che oggi si trova conservata all’Archivio di Stato di Firenze, Federico descrive con dovizia di particolari l’attacco gottoso, il decorso, le probabili cause e, con sorprendente competenza, si autodiagnostica la gotta. Riferisce della dieta molto severa che si è imposto, incolpando se stesso di non aver seguito le prescrizioni del medico, il quale aveva consigliato durante l’inverno 1461-1462 l’uso di alcuni medicamenti proprio per scongiurare un ritorno della malattia, di cui il duca aveva già sofferto in precedenza. “Federico da Montefeltro – spiega Antonio Fornaciari, primo autore dello studio – noto per essere stato uno dei più importanti capitani di ventura del ‘400, grande mecenate e scaltro uomo politico, ci appare qui in una prospettiva del tutto diversa da quella tramandataci nei serafici ritratti di Piero della Francesca. Nello scrivere al proprio medico traspare tutta la preoccupazione e l’ansia di un paziente sofferente che chiede insistentemente aiuto, un inedito quadro di living-experience da artrite urica del XV secolo”. Lo studio, oltre al valore storico, secondo i ricercatori ha un importante valore metodologico e dimostra, nella ricostruzione patografica e paleopatologica, l’importanza dell’alleanza tra discipline diverse, mediche e filologiche, per arrivare a corrette ricostruzioni storico-mediche.








