Dopo la batosta delle politiche nel Pd dell’Emilia-Romagna scatta l’emergenza per le Regionali del prossimo anno. E il partito si aggrappa allora a Stefano Bonaccini, che già nei mesi scorsi ha aperto una porta ad una sua ricandidatura in viale Aldo Moro.
“In Emilia-Romagna abbiamo raggiunto il 27% alla Camera staccando di oltre 30mila voti il Pd. Al Senato lo abbiamo sfiorato surclassando la Lega Nord con più di 170mila voti. In alcuni Comuni abbiamo quasi toccato quota 40%. Numeri e cifre che certificano quanto sosteniamo ormai da tempo: ovvero che l’Emilia-Romagna non è più quella che il Pd e Bonaccinicredono di saper governare”: così in una nota il gruppo M5s dell’Emilia Romagna definendo ‘straordinario’ il risultato che li attesta “prima forza politica in Italia e in Emilia Romagna”. “Solo una manciata di voti, all’interno di una scellerata legge elettorale – commenta la capogruppo Silvia Piccinini – non ci ha permesso di vincere anche in diversi collegi uninominali dove però abbiamo tenuto in bilico tutte le sfide fino all’ultimo, andando spesso al di là di ogni più rosea previsione con candidati seri e onesti, cittadini lontani mille miglia dai giochetti di partito dei partiti di destra e sinistra. E di questo – sottolinea la nota – non possiamo che essere orgogliosi”. Per i grillini, “il Pd non è più in grado di rappresentare la maggioranza dei cittadini dell’Emilia-Romagna. Il presidente Bonaccini, già eletto nel 2014 solo grazie ad un’astensione record, ne prenda atto – conclude la nota – invece di continuare ad intestarsi meriti che non ha”.
Il centrodestra è la prima coalizione. La differenza è notevole: oltre due punti alla Camera, quasi tre al Senato. Il Pd perde anche lo scettro di primo partito in regione, fermandosi al 26,3%, superato, stavolta, dal Movimento 5 Stelle che però, nonostante il buon risultato (alla Camera sfonda la soglia del 27%), rimane a bocca asciutta nella sfida dei collegi di Camera e Senato, finita 13-12 per il centrosinistra.
Nel collegio ‘osservato speciale’, quello senatoriale di Bologna, l’ha spuntata l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, nonostante la concorrenza a sinistra di Vasco Errani che però non è andato oltre l’8,6%: il miglior risultato regionale per Liberi e Uguali, altro grande sconfitto della tornata elettorale. Errani, comunque, dovrebbe entrare in Senato grazie al recupero proporzionale. Strappano la vittoria anche i ministri uscenti Graziano Delrio (Reggio) e Beatrice Lorenzin (Modena), mentre sono stati bocciati gli altri due ministri del governo Gentiloni, Dario Franceschini (Ferrara) e Claudio De Vincenti (Sassuolo). Fuori anche Sandra Zampa, storica portavoce di Romano Prodi e perde il collegio pure Lucia Annibali a Parma. Fra i 13 eletti, il Pd ne cede uno anche a Insieme, ovvero Serse Soverini, altro esponente vicino al Professore, che ha vinto a Imola. Il centrodestra invece vede la Lega Nord fare la parte del leone, con sette eletti su 12, soprattutto nella parte emiliana. Fra loro c’e’ anche Elena Raffaelli, bagnina riccionese e assessore della giunta Tosi ed Emanuele Cestari, che arriva dal feudo leghista di Bondeno. Tre sono gli eletti di Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia elegge due parlamentari, Alberto Balboni al Senato e il consigliere regionale Tommaso Foti alla Camera. Per avere il quadro complessivo degli eletti in Emilia-Romagna bisognerà attendere però il riparto proporzionale dove saranno eletti altri 42 parlamentari. Nel Pd, dopo questo risultato e dopo le annunciate dimissioni di Renzi, non mancheranno i contraccolpi. Anche perche’ lo scenario del ‘sorpasso’ crea non pochi timori in vista dell’anno prossimo quando si rinnovera’ il vertice della Regione Emilia-Romagna che il centrodestra, a questo punto, cerchera’ di conquistare con una convinzione che non ha mai avuto.




















