E’ morto a 76 anni Giancarlo Biandronni, stroncato dal Covid. Il paese di Santa Sofia in provincia di Forlì-Cesena è in lutto via per il decesso di un loro paesano che ha ricoperto un ruolo molto importante per la comunità. Biandronni, è morto all’ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì dove era ricoverato per aver contratto il Covid. era stato assessore, Consigliere comunale, Presidente della Comunità Montana Forlivese e preside per decenni dell’Istituto Comprensivo di Santa Sofia. Lascia la moglie Silvia ed i figli Alessandro e Francesca.

“E’ una giornata particolarmente drammatica per il Comune di Santa Sofia, la più drammatica che ho vissuto da quando sono sindaco e penso forse la più drammatica anche per i miei predecessori dato che dal dopoguerra non ci sono stati periodi così difficili e così duri”, lo ha scritto il sindaco di Santa Sofia Daniele Valbonesi nel Biandronni era “una persona stimata e conosciuta da tutti”, “e quando i tempi lo permetteranno ci sarà un giusto ricordo”.

Toccante la lunga lettera in ricordo scritta da Lorenzo Spignoli ex sindaco di Bagno di Romagna

CIAO GIANCARLO, TI ABBIAMO VOLUTO BENE IN TANTI
Avevo terminato di pranzare da poco, e sul telefonino ecco un messaggio di Giona che mi dà notizia della morte di Giancarlo Biandronni.
Come il calcio di un mulo: “Giancarlo, Giancarlo, come è possibile che sia toccata anche a te,,,,,”
Sapevamo che da un po’ di tempo era ricoverato al Morgagni – Pierantoni di Forlì e che stava lottando contro il covid. Lui non beveva, non fumava, non aveva patologie pregresse di sorta, portava magnificamente i suoi 75 anni.
Eppure…..
Era di Santa Sofia e c’eravamo conosciuti in gioventù, ai tempi della comune militanza nelle file del PSI.
Lui era roboante, irruento, generoso, dotato di una grande capacità di produrre folgoranti idee di grande acutezza, incapace di portare rancore.
Poteva aver combattuto proprio con te per affermare la propria visione delle cose, anche in modo vivace e, mentre tu stavi cercando di smaltire l’adrenalina,e lo ritrovavi, sia che avesse vinto o perso, che si era seduto proprio sulla sedia dietro la tua e ti abbracciava. Ti giravi, vedevi il suo sorriso contagioso e lo sentivi che diceva: “Senti un po’, mi è venuta un’idea.”
Una volta si mise contro una decisione dell’intero comitato direttivo della Federazione di Forlì.
Alla riunione successiva ce lo ritrovammo fuori, all’ingresso del Bar Giardino e della Cooperativa Balducci che, in segno di pacificazione, offriva a ciascuno di noi un mazzetto di lavanda.
Era un grande amministratore, che amava la propria gente e sentiva anche il dovere di accompagnarla, farla crescere, proteggerla.
Aveva chiarissima l’idea che la montagna e i montanari abbiano un credito nei confronti della comunità nazionale e su questo basava buona parte delle proprie iniziative.
Contribuì, assieme a quella felice generazione di amministratori montanari che comprendeva Lucio Cangini, Alberto Giannini, Giona Simoni, Giovanni Felice, Ivo Marcelli e altri, all’elaborazione di una linea politica che seppe spostarsi dalla rivendicazione alla proposta e su cui si sono basate le politiche della montagna per almeno un paio di decenni.
Ho avuto la fortuna di essere stato, per nove anni per me magnifici, presidente della Comunità Montana dell’Appennino Cesenate mentre lui era, contemporaneamente, presidente della Comunità Montana dell’Appennino Forlivese. Abbiamo fatto tante cose assieme, e alla fine credo che questo sia stato reciprocamente buono per i nostri territori. Le battaglie per la forestazione e la difesa del suolo, per la sanità, i trasporti e gli altri servizi pubblici, l’agricoltura e le attività produttive, la promozione delle produzioni tipiche e il turismo: quanti momenti, quanti ricordi balzano alla mente.
Prima di me c’era stato Giona, e con lui Giancarlo aveva collaborato, forse anche con maggiore intensità, stabilendo un forte rapporto di simpatia e di amicizia.
Assieme, loro due, seppero instaurare una sinergia molto feconda con Romagna Acque che portò parecchi benefici alla montagna romagnola.
Svilupparono anche una serie di iniziative intraprendenti e innovative che posero le nostre comunità montane all’attenzione regionale. Posero assieme, poi, le basi per un rapporto organico fra i nostri enti e la Provincia, che garantì, negli anni successivi, la migliore capacità di attrazione e gestione dei fondi strutturali europei.
Ma la vitalità di Giancarlo era irrefrenabile. Magari lui e Giona avevano lavorato per ore assieme e alla fine, dato che erano a Predappio, lui proponeva di andare a togliersi la curiosità di vedere com’era la cripta che ospitava la tomba di Mussolini. Sull’antifascismo di Biandronni non vi erano dubbi, ma albergavano in lui anche il bisogno prepotente di conoscere più possibile e anche il gusto della trasgressione esorcizzata dall’umorismo. Alfine Giona si lasciò convincere e andarono. Appena entrati, Giancarlo sbatté i tacchi con fare quasi militaresco, la qual cosa lasciò subito Giona sorpreso e stupito. Ancor più stupito, poi, lo vide accostarsi al registro dei visitatori, come se volesse scrivere qualcosa. Giona, di fronte a questo si affrettò ad uscire. Quando arrivò l’altro, un po’ allarmato gli chiese: “Ma hai scritto davvero?” “Certo” fu la risposta. “E cosa hai scritto?” Mah, onore eterno, ….. l’Italia intera,….. insomma quelle cose che si scrivono in queste situazioni.” “Ma sei impazzito? E, hai firmato?” “Si, ma non col mio nome.” Giona stava a quel punto tirando un piccolo respiro di sollievo, quando Giancarlo continuò: “Ho firmato col tuo.”
Ecco, il mio amico, proveniente da Somalborgo, di fiera stirpe comunista, non ha mai potuto togliersi il dubbio se si trattasse di uno degli scherzi che ogni tanto Giancarlo architettava, oppure no.
Sicuramente proprio di un riuscito scherzo si trattò, ma comunque, come si faceva a irritarsi con lui?
Voglio infine ricordare Giancarlo come preside, dirigente dell’istituto comprensivo, che esercitò anche qui da noi, in anni in cui ero sindaco, e in cui ancora una volta collaborammo con piacere e profitto.
Anche quella volta non potei evitare di ammirare la sua bravura, la preparazione e la professionalità di un dirigente che amava la propria professione e i suoi ragazzi, che stimava e rispettava i propri collaboratori e con loro si mischiava e si confrontava di continuo.
Capace anche di assumere cipiglio, dimenticarsi la propria indole e diventare severo quando occorresse. Salvo ritrovare e dispensare il suo caldo sorriso subito dopo.
Così, in questo pomeriggio di lockdown si sono susseguiti i contatti telefonici con chi poteva dare notizie o era bene sapesse, con chi potesse offrire riflessioni e ricordi: Oscar Bandini, Roberto Zanchini, Monia Giovannetti, Giancarlo Dini, Fabio Michelacci…..
Oggi la montagna romagnola è più povera, di una grande intelligenza, di una grande passione, di una rara capacità amministrativa.
Ciao Giancarlo, sei stato bravo.
E ti ho voluto bene.
Ti abbiamo voluto bene in tanti.
Un grande abbraccio ai tuoi familiari.

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