Il risultato elettorale che va delineandosi con lo spoglio delle schede in Sicilia si fa già sentire sulla poltica nazionale, su quella parlata dei talk show televisivi. Il quadro che sta uscendo dalle urne sicule pare chiaro: vittoria di Nello Musumeci, destra; sconfitta del favorito Giancarlo Cancelleri, M5S; batosta prevista per Fabrizio Micari, Pd; straperde Claudio Fava, sinistra bersaniana.

Il primo a farsi vivo e a cambiare le carte è il furbetto Gigetto del Movimento pentastellato, Luigi di Maio. Il candidato premier di Beppe Grillo aveva chiesto un faccia a faccia televisivo con Matteo Renzi il quale aveva accettato facendo scegliere a lui il “campo di battaglia”: domani sera da Floris a La7, ore 21.30. Ma via Facebook il leader del M5S annulla la sfida: “Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione”.

D’altronde si sa ormai che al vice presidente del Senato piace cavalcare le vittorie non le sconfitte. Se l’aria cambia lui si rifugia al caldo e manda avanti gli altri. Una volta si diceva così: “va avanti te che a me scappa da ridere”. E lui vorrebbe lasciare l’onore dello scontro al collega Alessandro Di Battista, più verace, più sincero, più da Movimento che da scranni comodi.

“Il Pd – scrive Di Maio – è politicamente defunto. A quello che leggo oggi sui giornali in interviste di esponenti Pd, non sappiamo neanche se Renzi sarà il candidato premier del centro sinistra. Anzi, secondo le ultime indiscrezioni riportate dai media, a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione. Il nostro competitor non è più Renzi o il Pd. Combattiamo contro l’indifferenza che genera l’astensione”.

Immediata la replica di Renzi: “Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie, cioè la democrazia interna. Non lo decidono le correnti, non lo decide il software di un’azienda privata, non lo decide Di Maio. Lo decide un popolo meraviglioso che viene ogni giorno insultato sul web da profili falsi e odiatori veri”.

Credere al leader dal sarcastico sorriso diventa sempre più difficile e non per colpa dei giornalisti, ma per la sua leggerezza nel fare e disfare. Rimane memorabile la sua uscita televisiva alla vigilia del voto al Roma, quando al programma della Gruber, alla domanda “le Olimpiadi si faranno a Roma” rispose: “Se vincono i 5 Stelle si, altrimenti no perché non ci fidiamo”. E di lui ci si può fidare?

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