Gatti abbandonati per strada, nelle campagne. Ancora peggio: lasciati morire. In queste settimane nascono i piccoli; le “anime insensibili” – se così vogliamo chiamare le persone senza scrupoli – , li abbandonano. O, ancor peggio – non è la prima volta che accade – li mettono in un sacco della spazzatura. Pensarlo è terrificante, ma, anche questa, è realtà.
Le volontarie del gattile di Cesena, in questi giorni stanno vivendo in emergenza. “Venerdì scorso abbiamo trovato 5 gattini in uno scatolone vicino al bidone della spazzatura a Sant’Egidio di Cesena – spiega Manuela Siboni una delle volontarie – . Siamo riuscite a trovare lo stallo per tutti i piccoli; tornate sul luogo per capire se qualcuno avesse delle telecamere onde individuare il responsabile dell’abbandono, purtroppo l ricerca è stata vana”. Sempre venerdì ne sono arrivati altri quattro; “la mamma è stata investita, un piccolo è morto, mentre gli altri li stiamo nutrendo – continua Manuela – . Ma il lavoro da fare è tanto. Sabato pomeriggio ci hanno letteralmente tirato dentro la recinzione un gattino bianco e nero, che abbiamo chiamato Bic; era rimasto incastrato tra la recinzione e il telo sovrastante. La fortuna ha voluto che dei ragazzini, passando sulla strada esternamente, lo abbiano visto. E ci hanno avvisato”.
Perchè la gente senza scrupoli fa anche questo: tirare letteralmente un animale, in strada, nei giardini. Oppure abbandonare. O peggio ancora, uccidere. C’è una emergenza reale al gattile: “Con le persone che abbandonano è difficile parlare. C’è sordità su questo argomento – continua la volontaria – le femmine vanno sterilizzate. Abbandonare è un’atrocità; noi li accogliamo tutti. Ma siamo davvero in emergenza. Oltre a cercare altre volontarie, abbiamo necessità della collaborazione dei cittadini. Insieme si può far fronte a questa emergenza, da sole è molto fatico”. Un appello; un po’ di ore la settimana, per chi ha tempo libero, nella struttura e insieme alle volontarie, sarebbe un’opportunità che potrebbe essere “raccolta” da tanti cesenati.

 

Cristina Fiuzzi

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