Il nodo del Tribunale sembra essere la madre di tutti i numerosi conflitti politici di questa legislatura.
Dalla revoca del ruolo di Magistrato Dirigente alla Pierfelici si è innescato un livello di scontro inaudito nel paese, con una opposizione tanto eterogenea negli “ideali”, quanto compatta nell’azione politica e nelle critiche ad una parte del tribunale.
Critiche che, a quanto si può ascoltare durante i recenti dibattiti consigliari, stanno diventando veri e propri attacchi rivolti ai magistrati.
Durante il dibattito sulle dimissioni di Celli, Pedini Amati (MDSI) ha dichiarato che “Celli era nelle mani di un giudice non elevato ad eroe”. Ha poi continuato la Tonnini (RETE) dichiarando che “una Politica …che risponde a giudici condannati fa il male del proprio paese”.
In entrambi i casi il bersaglio degli attacchi sembra essere Buriani, giudice condannato dal collega Morsiani per calunnia nei confronti proprio della Pierfelici, per aver denunciato la vicinanza di quest’ultima a un blogger locale. Vicinanza che, a onor di cronaca, sarebbe stata poi confermata anche dall’allora Commissario della Legge Gilberto Felici (oggi giudice presso la Corte di Strasburgo).
Buriani è stato il magistrato del famoso Conto Mazzini.
Oltre a Buriani non sono mancati gli attacchi al nuovo magistrato dirigente Guzzetta definito senza mezzi termini sempre dalla Tonnini : “persona che non rispetta le leggi”. Ancora più gravi le affermazioni di Davide Forcellini (RETE) che riassume la tesi dell’opposizione sulla nomina del nuovo magistrato dirigente: “evidentemente questa persona dirà e farà quello che volete voi”.
Il culmine però viene toccato dall’intervento in seduta notturna del solitamente pacato Capicchioni (Psd) che parla espressamente di magistrati “che con loro condotta potrebbero colpire questa o quell’altra forza politica” auspicando pertanto “il commissariamento del Tribunale”.
Un scontro totale dunque, che tradisce anche un certo nervosismo.
Che ci sia un nuovo Colpo di Stato in arrivo?




















