È la vigilia di Natale e tutti, in misure alterne, sono propensi alla bontà, non foss’altro per il fatto che per le strade in questi giorni di festa è facile trovare persone bisognose che sperano di raccogliere qualche briciola dagli acquisti natalizi ed alcuni, certo non tutti, si lasciano intenerire. All’indomani della riunione consigliare che ha segnato l’avvio della XXX legislatura sammarinese, è pertanto piacevole, se non addirittura opportuno, mostrare un segno di benevolenza verso quei 44 su sessanta consiglieri che sceglieranno del nostro destino prossimo a partire dal 2020. Il momento è propizio anche perché non sono stati ancora nominati i segretari di stato e nessuna attività consigliare sensibile è stata svolta. I sammarinesi si trovano a poter convivere con un quadro di tutto rispetto: un debito pubblico di proporzioni ignote, ancorché ipotizzabili; un sistema bancario talmente depresso che intenerisce il solo pensiero di continuarlo a chiamarlo sistema; un altro sistema, quello sanitario che gareggia per sottrarre il triste primato alle banche; una pubblica amministrazione a cui non rimane che cominciare a fagocitare se stessa dopo aver convinto l’utenza che sono gli stessi cittadini e le imprese al suo servizio e non viceversa; un territorio la cui incuria, ce ne renderemo conto forse presto, toglie risorse e non viceversa. Il quadro è ben noto ai coraggiosi vincitori delle elezioni politiche che avranno il compito di metter mano a questo paese. Essi, consci della responsabilità così come dell’enormità della stessa, hanno preteso un larghissimo coinvolgimento delle forze politiche rappresentate in Consiglio Grande e Generale, con ciò testimoniando la consapevolezza del destino che li attende. Eppure il paese vuole continuare ad immaginare San Marino come il paradiso che era, la scelta politica ne è dimostrazione lampante. Rimaniamo aggrappati al sogno di un benessere immutabile quasi che sia una guarentigia dovuta dal mondo esterno alla nostra repubblica. Ci crogioliamo nell’idea che, in qualche modo, gli esperti manovratori della scena politica del periodo florido e spensierato che abbiamo vissuto fino a dieci anni fa, siano in grado di riportarci indietro nel tempo, laddove “stavamo bene”. Eppure basterebbe servirsi della tecnologia, tanto abusata per le discussioni sterili che hanno trovato uno spazio infinito sui social, per avere spunti di confronto e riflessione per tutti i gusti. L’identità di una nazione – ammesso che possa definirsi una identità sammarinese – si fonda sulla relazione con le nazioni confinanti in misura inversamente proporzionale alla propria dimensione, come ovvio. L’identità sammarinese, nel periodo del benessere paradisiaco, si fondava sulla relazione ambigua fra San Marino ed Italia, l’unico paese a noi confinante. Erano soprattutto italiani gli imprenditori che venivano a esterovestire le proprie aziende sfruttando l’anonimato societario e l’assenza dei controlli tributari. Erano soprattutto italiani i depositanti che hanno riempito le casse delle banche sfruttando il segreto bancario. Erano soprattutto italiani i tanti medici che hanno dato lustro alla sanità pubblica sammarinese, sfruttando i lautissimi compensi che venivano loro garantiti. Poteva dirsi pertanto che il merito fosse dei sammarinesi e del loro privilegio divino? Purtroppo la domanda trova una severa risposta nella situazione in cui si trova ora il paese, laddove i denari che pensavamo piovuti dal cielo, hanno smesso di cadere. Confidiamo nel Natale. Auguri a tutti!

Giacomo Ercolani

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