Nel momento in cui una paura sembra manifestare la sua presunta concretezza ecco che ogni attenzione le viene dedicata con preferenza rispetto ad ogni altro tema: l’emergenza – appunto ciò che “emerge” – del coronavirus ha offuscato ogni altro argomento di discussione, anche il più serio, anche a San Marino. Le scuole saranno chiuse e sono fioccate le ordinanze per affrontare il problema percepito come principale e prioritario. Le notizie di carattere scientifico si rincorrono con le raccomandazioni delle autorità e le paure della gente: se ancora non si può parlare di pandemia, quanto appare ha le prerogative di un pandemonio. Gli effetti di tutto ciò, non solo a livello economico e sociale, non sono ipotizzabili, ammesso che ciò sia un bene. I continui aggiornamenti, le smentite e le riconferme contribuiscono a creare fibrillazioni e turbamenti cui altro non può seguire che un’isteria impossibile da controllare. Basta osservare l’incredibile ritorno dell’accaparramento che non si registrava in queste proporzioni dai tempi della guerra del golfo. I prezzi di alcuni prodotti, quali gli igienizzanti e le mascherine, sono lievitati in misura quasi criminale. Se la situazione dovesse peggiorare in termini di incidenza del contagio, non ci si potrà stupire del riemergere del castigo divino, cui veniva riconosciuta l’origine della peste nera, quale nuova pena per le odierne Sodoma e Gomorra. Sarebbe d’altra parte ingeneroso non apprezzare la tempestività degli interventi delle autorità in questi giorni di forte crescita della percezione del pericolo, ma è davvero possibile pensare che l’unica soluzione al continuo rinnovarsi delle emergenze sia una risposta d’emergenza? Potrebbe sembrare una ripetizione ossessiva e forse lo è. Sono anni che i problemi principali a San Marino vengono risolti con procedure d’urgenza, quasi che ognuno di questi fosse imprevedibile tanto quanto il COVID-19. Ad un occhio indiscreto questo modo di operare potrebbe sembrare una navigazione a vista e forse lo è. Certamente non è semplice governare le emozioni forti che ha suscitato l’arrivo della sindrome cinese, ma da un’autorità cosa ci si deve aspettare se non che provveda ad armonizzare la vita della comunità che governa o almeno che ci provi? L’organizzazione di uno stato, tanto più uno stato minuscolo come San Marino, dovrebbe essere agevole proprio per le minori forze centrifughe associabili, banalmente, al minor numero di persone. Ebbene proprio laddove l’organizzazione sembra latitare, la presunzione immediata è l’assenza di pianificazione, di progettazione, di programmazione. Una situazione di tale fatta potrebbe apparire fuori controllo e forse lo è. Quando sarà il momento di fare i conti con gli effetti di questa ennesima emergenza, che – sia detto con chiarezza – è tale in quanto tale è percepita, in quanto come tale è vissuta dalle persone, alcuni degli effetti potrebbero essere recuperabili solo con grossi sforzi, sforzi che costituiranno l’emergenza di quel momento. Di questo passo le emergenze saranno costrette a competere fra loro per emergere sulle altre e trovare finalmente un posto emerso al tavolo dei decisori, dei salvatori, dei paladini. Purtroppo sembra davvero che solo l’ironia possa portarci quel po’ di serenità che avremmo voluto cercare altrove, laddove il solo problema fosse il tempo, e forse lo è.

Giacomo Ercolani

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