Avrei voluto scrivere dell’evidenza del disastro che, da anni, consuma Cassa di Risparmio, oggi costretta ad interrompere il rapporto di lavoro di 20 persone per l’incapacità evidente, di amministrazione e socio, di trovare una soluzione seria. Avrei voluto sottolineare come questa banca assorbe continuamente le risorse del paese in maniera incontrollata senza che alcuno si interessi minimamente di porvi un freno. Avrei voluto sottolineare come il Fondo Monetario Internazionale abbia già chiarito oltre ogni dubbio che le perdite trasformate in attivo non servono e non serviranno a cambiare la reale situazione patrimoniale della banca dello Stato. Avrei voluto raccontare come Cassa non possieda i requisiti patrimoniali per svolgere l’attività da oltre 10 anni. Avrei potuto spiegare come queste informazioni siano trasparentemente e sfacciatamente pubblicate sui bilanci regolarmente approvati. Avrei voluto proseguire in questa direzione perché il tema è rilevante per l’intera San Marino, non solo per i dipendenti licenziati, ma sono costretto ancora a parlare della piaga coronavirus che assilla il nostro paese ed il mondo intero, o quasi. Ieri la festa della donna è stata oscurata dal provvedimento italiano che ha pesantemente rallentato la libertà di movimento di oltre 16 milioni di persone in Italia, costringendole a guardare la paura nei propri occhi con ancora maggiore chiarezza, e mentre scrivo si comunica l’estensione del provvedimento a tutta la penisola. San Marino non ha potuto che seguire il provvedimento italiano, replicandolo in serata, sia per l’incidenza dei contagi nel nostro territorio che per l’isolamento nel quale ci siamo trovati per la decisione italiana. Con il passare delle ore l’interpretazione di un provvedimento di non facile applicazione pratica si è resa migliore, ma non senza un deciso aumento della consapevolezza del problema che stiamo vivendo. Una consapevolezza che si traduce in sacrificio per i lavoratori dell’ISS, costretti a sopportare rischi che tre quarti di noi nemmeno riescono a pensare. Ci scopriamo deboli ad affrontare una situazione del tutto imprevedibile per portata e gravità delle conseguenze: la reazione non può che essere di sconforto e di paura. I mercati finanziari hanno vissuto oggi, lunedì 9 marzo, un giorno nerissimo che per quanto apparentemente lontano dai problemi di ogni giorno testimonia l’emozione di centinaia di milioni di persone nel mondo. Persone che hanno pensato di proteggere il proprio patrimonio inviando ordini di vendita che hanno riportato in luce le ombre di una crisi che si pensava fosse alle spalle. Certo il forte calo del prezzo del petrolio ha contribuito al calo delle borse mondiali, ma la guerra dei prezzi che lo ha causato forse non sarebbe esplosa in un mondo capace di fronteggiarla. Ecco allora che appare con chiarezza come l’incertezza cresca avidamente nella crisi economica, che è anche crisi dei costumi, crisi sociale, crisi politica ed oggi crisi sanitaria. Nell’incertezza cresce, d’altra parte, anche la creatività, forse l’unica arma contro ciò che non possiamo combattere: un virus aggressivo o una costante mancanza di realismo. Forse potrebbe essere l’occasione per cambiare alcuni nostri costumi consunti o forse potremo aspettare che qualcun altro lo faccia per noi.
Giacomo Ercolani




















