di Franco D’Emilio

Ci risiamo, questa volta ad opera dell’amministrazione comunale di centrodestra, soprattutto della sua anima leghista, un nuovo “colpo di mano” a sostegno della grande distribuzione: a Forlì ancora un ipermercato nella zona via Balzella, in prossimità di altri punti di ampio mercato distributivo, già esistenti.

Fuori da una pianificazione oculata, opportuna del commercio, fuori da una visione complessiva del futuro della città, ancora di più fuori dalla consapevolezza della memoria e identità del centro storico cittadino il centrodestra forlivese, pur se non unanime, basta considerare la contrarietà, in proposito di Fratelli d’Italia, si appresta a riconfermare quanto sia “aleatorio”, aggettivo davvero azzeccato dopo le parolaie promesse elettorali leghiste su Alea e la sua gestione dei rifiuti, credere che l’attuale amministrazione si distingua davvero dalla precedente, a conduzione del centrosinistra.

Anzi, la modalità gestionale è la medesima, neppure una minima diversità ispirativa dei principi e dei programmi.

Sul commercio a Forlì si sperava di fare “punto e a capo”, invece, massimo “virgoletta e a mezzacapo”, anche trincerandosi dietro la maldestra giustificazione che la realizzazione dell’ennesimo ipermercato sia un lascito ereditato dai precedenti amministratori di sinistra! Che noia!

Nell’itinerario dal centro storico ai quartieri intermedi sino alla periferia di Forlì tutti ci accorgiamo di un numero rilevante di cessate attività commerciali che decresce verso i margini cittadini, ma, ovunque, attraverso la grande distribuzione mette, comunque, a rischio il piccolo commercio, spesso anche sinonimo di qualità, pregio artigianale, diffusione del prodotto e della tradizione del territorio.

Senza commercio di vicinato e con la riduzione della vendita ambulante, con la costante scomparsa delle botteghe artigianali e la continua contrazione di vendita nei luoghi di promozione culturale, come le librerie, incalzate dai colossi dell’online, il centro storico di Forlì sta diventando sempre più solo uno spazio di residenza fisica, fra l’altro pure in lenta decrescita e sempre più privo di una piena vita sociale, garantita anche sul piano economico, commerciale.

La ricerca del mercato costringe, così, i forlivesi del centro storico, anche allettati da prezzi vantaggiosi, ad una sorta di migrazione verso gli ipermercati.

Persistendo lo svuotamento delle attività e dei residenti, il centro storico forlivese, al pari di quello di tante città italiane, diventerà uno spaventoso “buco nero” senza servizi e senza sviluppo sociale, quasi un fantasma: quanto più, ad esempio, si svilupperà e diffonderà l’home banking tanto più le stesse banche sposteranno le loro sedi, di numero sempre più inesorabilmente ridotto, verso le aree urbanizzate attorno alla grande distribuzione commerciale.

Tutto, comprese le infrastrutture, anche a Forlì, è stato finalizzato al servizio, alla mobilità verso le aree di ipervendita.

Come caterpillar, persino i grandi marchi cooperativistici, illuso chi li creda ancora ispirati a principi solidaristici, fanno tabula rasa della motivazione esistenziale dei centri storici.

Da almeno vent’anni la politica locale è responsabile di scelte inique verso la tutela del centro storico forlivese o, forse, meglio dire complice, considerata la sua sudditevole sovrapposizione con la lobby delle cooperative e dei trust finanziari; adesso, visto che l’oro non ha odore, né di sinistra né di destra, anche il centrodestra forlivese, se non proprio con tutta la testa, almeno a mezzacapo, ha deciso di ampliare ancora il business degli ipermercati, dunque largo al progetto in via Balzella!

Qui, sicuramente, concordo con Sgarbi: capre, abbiamo a che fare con capre!

Capre che non capiscono come un centro storico debba essere interconnesso alle aree della grande distribuzione, ma non esserne affatto dipendente.

Capre che non intendono come la tutela del centro storico ovvero il suo riposizionamento ai nostri giorni richieda concretamente e contemporaneamente l’attuazione di quattro condizioni: la qualità ambientale, l’accessibilità, l’attrattività e l’animazione, tutte assieme concorrenti alla qualità della vita dei residenti, quindi con servizi, attività e commercio attorno al fulcro simbolico della memoria cittadina.

Capre che non comprendono come la programmazione urbanistica e delle attività sul territorio cittadino e suburbano non possa svilupparsi unilateralmente, assecondando grandi interessi economici, tipo quelli della grande distribuzione, ma debba, invece, necessariamente comprendere strumenti di contenimento, di ripartizione e controllo, anche impositivi, a tutela del centro storico contro la sua desertificazione sociale ed economica.

Capre che presto rischiano di non trovare, non leccare più il sale della vita in un centro storico di Forlì orribilmente “museificato”.

  

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