Ieri nel tardo pomeriggio assieme a  mia moglie, novelli ottantenni, appena un giorno dopo il Presidente Mattarella,  abbiamo ricevuto la prima dose del vaccino anti Covid. Il breve racconto di come è andata. Potrebbe essere di aiuto a qualche lettore.

Aspettavamo con ansia il momento della prenotazione. Il primo di marzo. Alle 7.45 di lunedì con due cellulari abbiamo iniziato da casa a chiamare Ausl Ravenna  e dopo tre minuti mia moglie aggancia il numero. Ci chiedono di aspettare undici minuti. Poi10, 9…1. Infine una gentile operatrice ci risponde. Chiedo di prenotare vaccinazione per entrambe allo stesso orario. 

Ci conferma l’appuntamento per il giorno 10 marzo rispettivamente alle ore 18.36 e 18.42. Il tutto in due minuti. Cinque minuti dopo sulla mia e-mail arrivano tutti i documenti necessari.

Ieri un po’ preoccupati alle 18.10 siamo partito in auto, destinazione Pala de Andrè luogo delle vaccinazioni. Abbiamo parcheggiato a 30 metri dall’ingresso. Ci aspettavamo un po’ di ressa. Eravamo i soli a doversi vaccinare, erano presenti alcuni pazienti in riposo nel dopo vaccino nel luogo destinato. Pochi minuti per la firma del consenso informato, avevamo già compilato a casa in poco tempo il questionario a crocette per dire del nostro stato di salute, e pronti a ricevere questo benedetto siero. Nel nostro caso “Pfizer-BioNTech COVID 19”. Due minuti di attesa poi dentro alla cabina dove due cortesi infermiere hanno inoculato a me ed a mia moglie Licia le due prime dosi.

Quindici minuti di riposo per accertare che tutto fosse a posto  e quindi abbiamo lasciato questo luogo, accogliente ed amplissimo. Normalmente usato per lo sport ed i concerti. Meglio di un Ospedale o di un triste capannone di tela. Alle 19.00 eravamo già a casa.

Nottata serena e regolare, stamattina siamo più sollevati. Adesso restiamo in attesa del 1° aprile stessi orari per ricevere la seconda dose. Che dire, ci sentiamo meglio e speriamo che questo avvenga nel più breve tempo per tutti coloro, spero tutti, che vorranno vaccinarsi. Come dice lo slogan torneremo ad abbracciarci! Sentiamo la nostalgia della normalità, di abbracciare i nipoti, di averli a tavola con noi, di saperli a scuola regolarmente. Ci manca anche lo sport che pratichiamo da un po’ di anni il golf che pur essendo praticato in grandi spazi non possiamo effettuare poiché non è consentito uscire dalla nostra zona rossa, ed a me manca anche il mio caro tennis che invece pratico da decenni e che spero di “incontrare” molto preso. Mi consolo un poco guardando quelli “bravi” in televisione. Buona salute a tutti e…buon vaccino.

Ottavio Righini

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