di Roberto Giannini
Tra tanti anni, i nostri figli racconteranno ai loro nipoti di quando nel 2020 furono costretti in casa per 60 giorni, a causa del coronavirus. Che erano più privilegiati i cani, dei bambini: durante le settimane in cui infuriava l’emergenza sanitaria, era stata negata loro non solo l’attività sportiva all’aperto, e la passeggiata, ma anche l’ora d’aria che invece, ed al contrario, era riconosciuta al fedele amico dell’uomo. Tanto che i bravi e solerti padroni, li portavano a far pipi a decine di kilometri da casa.
Racconteranno che da fine febbraio, tutte le lezioni in aula erano state annullate, e sostituite dalla didattica a distanza, senza che però venissero messi a loro disposizione dal ministero gli strumenti ed i mezzi per creare il contatto on line con la maestra. Che a maggio in tutta Europa, le scuole erano riaperte e funzionavano a pieno regime, ma in Italia no, e nemmeno a settembre. Che in Romagna si parlava di organizzare la notte rosa in spiaggia, perché gli adulti dovevano guadagnare. Ma che per loro, sull’arenile, non c’erano più né spazi dedicati, nè giochi, e nemmeno potevano muoversi liberamente.
Diranno i nostri figli ai loro nipoti, che nel 2020 i bambini erano invisibili, spariti, come evaporati. Dall’agenda politica e dall’attenzione di chi governava. Perché a quel tempo loro, erano il futuro prossimo, che quindi ancora non votava e che pertanto, nulla valevano per il popolo degli adulti.

L’articolo che ho letto, è interessante, il giornalista a posto un problema delicato, quello dei bimbi che si chiedono il perché devono rimanere a casa e perché il cane può andare a passeggio con il suo padrone.
Certo che questo è un pensiero di tutti i genitori, che debbono spiegare in parole semplici ai loro pargoli, il perché, perché succede che cosa e il lockdown (confinamento), questo magari raccontando a loro semplicemente con parole, come fosse una fiaba.
Chissà poi in futuro loro, quando saranno grandi lo racconteranno ai loro figli, che in passato vi fu questo problema.
Magari i genitori di oggi, collaborando con il medico, il pediatra o lo psicologo infantile, possono avere una certa facilità e un aiuto, per spiegare al meglio la sittuazione che stiamo vivendo, senza causare traumi ai loro pargoli.