A COSA SERVONO GLI EDIFICI SCOLASTICI?
(pensieri in libertà di Luigi Migliori)
Immediatamente rispondiamo al quesito del titolo citando l’attività di trasmissione ed elaborazione culturale rivolta ad alunni o allievi delle scuole dell’obbligo. Verissimo, ma , c’è un “ma anche”. Infatti, la legge n° 517 del 1977, articolo 12, secondo comma, dispone: “Gli edifici e le attrezzature scolastiche possono essere utilizzati fuori dall’orario del servizio scolastico per attività che realizzino la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile; il comune e la provincia hanno facoltà di disporre la temporanea concessione, previo assenso del consiglio di circolo o istituto, nel rispetto dei criteri stabiliti dal consiglio scolastico provinciale”.
Che significa promozione culturale, sociale e civile? I cittadini, nelle variegate forme di aggregazione, hanno il diritto di utilizzare scuole per svolgere attività culturali, (es. università della terza età, circoli culturali, centri di lettura ed approfondimento,…), attività sociali, (es. riunioni a fini caritatevoli, sindacali, di approfondimenti professionali, di sviluppo sportivo e motorio, di promozione della salute pubblica,…), attività civili, (es. le aggregazioni finalizzate ad elaborare proposte per il pubblico bene, attività politiche, i fenomeni inerenti la persona come cittadino ,…).
Quanto sopra coinvolge aule, aule magne, palestre, aree esterne, mense, laboratori, per restare alle richieste maggiormente presentate, non escludendo altri spazi e attrezzature.
Leggiamo sui quotidiani, alle pagine locali, di riorganizzazione delle attività scolastiche, inizio il 14 Settembre p. v. , con interventi di trasformazione di molti spazi, rendendo, di fatto, le scuole problematicamente compatibili con la funzione, attribuita dal legislatore, di centro di promozione culturale, sociale e civile, e le aggregazioni, di cui sopra, a rischio di edifici e attrezzature.
L’evidente contraddizione deriverebbe anche da una altrettanto evidente e documentata sottovalutazione, da parte di comuni e province, dei temi inerenti l’adeguamento costante dell’edilizia scolastica. In parole povere, il notorio decremento demografico, iniziato alla metà degli anni ’70, son trascorsi 45 anni, in molti casi non è stato letto sotto il profilo di meno alunni e costi, da destinare ad un aggiornato insieme di edilizia scolastica, ma come mero risparmio di risorse, da impiegare in altre istanze, provocando un ulteriore peggioramento dell’edilizia scolastica, già da decenni inadeguata alle ordinarie esigenze di alunni o allievi e docenti.
Non corrisponde alla verità dei fatti la giustificazione, addotta da alcuni amministratori comunali e provinciali, relativa alla carenza di risorse: intorno alla metà degli anni ’80, l’allora Ministro della P.I., l’Onorevole Franca Falcucci, mise a disposizione la cifra di tremila miliardi di lire, per opere di edilizia scolastica, dopo tre anni, il sistema delle autonomie locali, comuni e province, aveva ritirato solo trecento milioni, il 10%. Qualche pubblico amministratore parlò di “tempi tecnici”, compimmo una verifica, i tempi tecnici potevano impiegare circa un anno: probabilmente, il ritardo ulteriore sarebbe stato anche d’altra natura.
I Dirigenti Scolastici, oggi, rischiano di pagare il prezzo di debiti altrui; il cittadino medio, generalmente, preferisce indirizzare i propri strali verso il potere più debole, quindi, maggiormente cedevole: fra sindaco e Dirigente scolastico, il più debole, in prevalenza, non sarebbe il sindaco.
il già Dirigente Scolastico in Cesena,
Luigi Migliori
