Sette partite al termine della regular season. Quattro da giocarsi fra le calde mura del Manuzzi (Empoli, Frosinone, Parma e Cremonese) e tre in programma lontano dalla terra della piadina e del Sangiovese (Brescia, Pescara e Palermo). Chi tifa Cesena è avvisato per tempo: sarà uno sprint salvezza terribile, ricco di incognite. Uno sprint salvezza sconsigliato ai deboli di cuore. Perché la B è questa: dura, imprevedibile, bastarda. E pure un po’ puttana.
E BRAVO DALMONTE – Ha dunque portato un altro robusto mattoncino per la classifica, l’insidiosa trasferta dell’Arechi. Poteva andare peggio (se non ci fosse stato Fulignati…). Ma anche meglio (nei secondi tempi, il Cesena, in questa stagione ha buttato via una vagonata di punti…). Ma che ci volete fare? Il calcio non si fa né con i ‘se’ né con i ‘ma’. E dunque è inutile stare qui a rimarcare le solite lacune di questo ‘povero’ Cavalluccio comunque più vivo che mai. Le solite amnesie di questa squadra colma di vizi (soprattutto in difesa). Ma anche di virtù (soprattutto morali). Può salvarsi, la truppa di Castori. Anche direttamente (ora si è ancora in zona play-out). Io lo dico da una vita. Giusto? Attenzione, però. Per raggiungere la Sopravvivenza non bisognerà contare solo sui meriti di Schiavone e soci. O su qualche cambio azzeccato del buon Castori (a proposito: ma Kupisz deve giocare sempre? Ma Chirico’ quando lo facciamo esibire?). Ma anche sui demeriti degli altri. Su qualche passo falso imprevisto di qualche diretta concorrente. Perché qui, signori, la differenza la farà una sfumatura. Uno sputo. Uno stop sbagliato. Altroché un rigore non dato in pieno recupero (a proposito, un messaggio per i miei amici juventini: poche pugnette, mercoledi scorso Benatia ha fatto fallo su Vazquez…). Martedì prossimo, intanto, sarà di nuovo campionato. Al Manuzzi sbarcherà la corazzata Empoli. Si può vincere. Soprattutto se Dalmonte continuerà a fare il Dalmonte (bravo Nicolino!) Soprattutto se Donkor resterà in panchina (speriamo bene.. ).
PURE LE CASALINGHE – In chiusura, fatemi fare un’importante (anzi, fondamentale) precisazione. Rivolta ai più distratti. O a chi fa (solo) finta di esserlo. Chi da tempo sostiene a gran voce che (con questa dirigenza e con questi debiti) sarebbe meglio fallire, non sa quello che dice. Anzi, non ha capito un cazzo. Anche le casalinghe di Tagliata (o le massaie di Capannaguzzo) che non seguono il calcio sanno benissimo che il Cavalluccio ha delle grosse difficoltà economiche-finanziarie, ma sanno anche che la serie B è un patrimonio che va tutelato. Coccolato. Salvato. Difeso con le unghie. Ripartire dalla serie D con un nuovo padrone non sarebbe affatto una soluzione senza controindicazioni, anzi. Cesena, per motivi (anche) politici-imprenditoriali, non è Parma o Venezia. E nemmeno Modena. Fallimento non vuol dire sempre Resurrezione. Purtroppo. Meditate gente. Meditate. E…pregate per il Cesena. Che ne ha bisogno.
Flavio Bertozzi
Salernitana (4-3-3): Radunovic; Casasola, Tuia, Monaco, Vitale; Minala (76’ Odjer), Ricci, Kiyine; Rosina, Bocalon (55’ Rossi), Sprocati (46’ Palombi). All. Colantuono
Cesena (4-4-1-1): Fulignati; Donkor, Scognamiglio, Cascione, Fazzi; Vita, Fedele (58’ Di Noia), Schiavone (79’ Emmanuello), Laribi; Dalmonte; Moncini (66’ Kupisz). All. Castori
Arbitro: Marinelli
Marcatori: 18’ Moncini (C), 70’ Rosina (S)
Ammoniti: 12’ Minala (S), 17’ Fedele (C), 36’ Tuia (S), 90+2’ Emmanuello (S)



















