Che sia stato un Natale diverso quest’anno lo hanno già detto in molti e non c’è bisogno di ribadirlo. Tre sentimenti albergano in Confcommercio: il primo è una profonda scontentezza per il provvedimento di istituzione di zona rossa e arancione con la chiusura di negozi, bar e ristoranti dal 24 al 6 gennaio: due settimane di lavoro sottratte fondamentali per i bilanci di attività che hanno scontato nel 2020 uno stillicidio di chiusure e perdite di fatturato con danni economici ingentissimi a cui si aggiungono la ferita alla dignità del lavoro e all’amor proprio degli imprenditori. Come ha messo in luce il nostro presidente nazionale Sangalli, le imprese stanno pagando un prezzo insostenibile all’incertezza e alla mancanza di programmazione del contrasto al covid e, in prospettiva, con l’inevitabile aumento della disoccupazione, l’emergenza sanitaria ed economica rischia di diventare anche emergenza sociale con esiti non prevedibili. È assolutamente urgente, dunque, un vero coinvolgimento delle parti sociali nelle scelte che decidono il destino di centinaia di migliaia di imprese e lavoratori. L’obiettivo immediato deve essere la salvezza del sistema imprenditoriale con indennizzi mirati ed adeguati alle perdite; parliamo di ristori adeguati, tempestivi ma anche di moratorie ed esoneri fiscali, uniti all’obiettivo del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, che, insieme a quello degli investimenti strategici, dovrà far uscire dall’incertezza continua il Paese e porre le basi alla sua ripartenza e al suo rilancio. Il secondo sentimento che si fa largo è quello della vicinanza alle nostre piccole imprese e dell’idem sentire con esse, che ha visto Confcommercio in questo anno horribilis che finalmente ci buttiamo alle spalle impegnata in un’opera di accompagnamento senza precedenti alle imprese sotto tutti i profili: consulenziale, ma anche umano e psicologico. Confcommercio è sulla barca con i suoi imprenditori e rema insieme a loro nella stessa direzione per uscire dall’emergenza scaturita dalla pandemia. Accanto alle imprese continuerà ad essere nell’anno che si apre e sempre in futuro, al loro servizio con risposte mirate alle esigenze: questa è la nostra ragione d’essere e di operare. Ed eccoci al terzo sentimento: quello della fiducia e della speranza, dell’ottimismo ragionato, non quello del superficiale “andrà tutto bene”. Anche sotto il profilo sanitario. Il 2021 sarà l’anno della vaccinazione, domani con il Vaccine day si parte anche a Cesena. Da cittadino, da presidente di Confcommercio e da imprenditore ho fiducia che il 2021 potrà essere l’anno del vaccino, quello della sconfitta del covid e del rilancio verso il post-pandemia. Nel frattempo dovremo convivere ancora con il virus e Confcommercio chiede che ciò non avvenga più mortificando il diritto al lavoro. Lo Stato non dovrebbe mai toglierlo a chi ne ha bisogno per la sussistenza propria e delle proprie famiglie e avrebbe dovuto meglio operare – e dovrà meglio operare – attraverso chi ne tiene le redini grazie al consenso elettorale, contro gli effetti della pandemia. Vedo dunque la luce in fondo al tunnel, quella stessa luce diffusa dalle luminarie di Natale nelle nostre città che negozianti, baristi e ristoratori, oscurati e bloccati a partire dalla vigilia, hanno acceso autofinanziandosi per rendere più calda e bella la città con una generosità e uno spirito di servizio che non avuto, però, la dovuta ricompensa e riconoscenza.

Augusto Patrignani, presidente Confcommercio cesenate

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.