Sul tema dell’autonomia romagnola nei decenni si sono sentite suonare molte campane. Al principio fu Aldo Spallicci, poi Stefano Servadei, che fondò il MAR (Movimento per l’Autonomia della Romagna) per costituire la Regione Romagna, poi Roberto Balzani con l’idea di un’unica provincia di Romagna.
Molte parole, zero fatti. Nei decenni il mondo è andato avanti, le infrastrutture si sono sviluppate ma la Romagna è rimasta al palo: senza una vera politica aeroportuale, senza treni accettabili, senza una visione.
Ora le principali realtà economiche del territorio firmano insieme un documento sulla ‘Città Romagna’ nell’ottica di considerare la Romagna un’unica realtà metropolitana. Ottima idea. Che aveva lanciato dalle pagine della Voce di Romagna con il libro Romagnacity, ancora nel 2011, lo scrittore Paolo Gambi, che ora ritorna sul tema.
Se si pensa che uno dei firmatari, il presidente di Legacoop, Mario Mazzotti, è stato sindaco di Bagnacavallo prima e consigliere regionale poi nel momento in cui il suo partito era il più strenuo oppositore di qualunque forma di autonomia, significa che il lavoro di convincimento sulla necessità di trasformare la Romagna in una realtà unitaria è servito a qualcosa. Gli anni di propaganda di Aldo Spallicci, di Stefano Servadei e di Lorenzo Cappelli, le idee – allora un po’ visionarie – di Paolo Gambi sulla Città Romagna, le battaglie della Voce di Romagna alla fine non sono state parole gettate al vento.
Romagnauno
