In apertura del Consiglio Comunale di oggi il Sindaco Enzo Lattuca, per la prima volta, ha preso la parola nello spazio dedicato alle comunicazioni del Sindaco per riferire sull’evoluzione del contagio da COVID-19 sul territorio cesenate, con particolare riferimento alle strutture per anziani. Nei prossimi giorni, ha precisato il Sindaco, gli elementi di questa comunicazione evolveranno in una relazione dettagliata che verrà messa a disposizione di tutti i Consiglieri comunali e della Commissione consigliare competente (la 4°) per approfondimenti, ed eventualmente di altre Autorità se riterranno, per ciò che sono le loro competenze, di doversi di questi.
Di seguito il testo dell’intervento
“È noto a tutti che le strutture per anziani in Italia e in Europa sono state uno dei centri di questa epidemia, sia per numero di contagi registrati all’interno che, purtroppo, per numero di decessi. Abbiamo ancora nella nostra memoria le notizie che ci giungevano dalla Spagna, dove l’Esercito entrando in queste strutture si è trovato di fronte i cadaveri degli anziani abbandonati. Nei Comuni dell’Unione Valle Savio, a fronte di 494 casi positivi totali, 63 – su oltre 500 ospiti – sono riconducibili ad ospiti in strutture per anziani; 29 di questi sono purtroppo deceduti (il totale dei decessi per Coronavirus nel territorio dell’Unione è di 51 persone). Quindi il 57% dei decessi per Coronavirus, ad oggi, nei Comuni dell’Unione è di ospiti in strutture per anziani. Un’analisi veloce ci porta poi a dire che il tasso di letalità degli ospiti delle RSA è di circa il 50% (29 deceduti su 63 positivi al virus), mentre per quanto riguarda la restante parte della popolazione la percentuale della letalità è di 10 volte inferiore (5%).
Quali sono i punti di debolezza ontologici di queste strutture?
Il primo è da rilevare nella convivenza di tante persone (a volte decine, a volte centinaia) in spazi promiscui. Il secondo elemento di debolezza è che si tratta di strutture residenziali – in cui gli ospiti non escono se non per recarsi in ospedale – ma che vede il personale entrare e uscire, esponendo al rischio contagio queste strutture. A ciò si aggiunge il fatto che alcune unità di personale lavorano in più strutture (questa prassi è stata ovviamente interrotta nel corso di questi mesi, per evitare che l’operatore potesse essere vettore del virus da una struttura all’altra). C’è poi da considerare che i contatti personali, fisici, sia per il tipo di assistenza che anche come manifestazione di affetto, sono stretti ed inevitabili. Il quarto elemento di debolezza da considerare è la prevalente natura residenziale di queste strutture, concepite tra l’altro non per l’isolamento ma anzi per la socialità degli anziani (ad eccezione dei nuclei Alzheimer), unita a livelli di assistenza sanitaria limitata al cosiddetto H12, mentre il medico responsabile della struttura è un medico di medicina generale che oltre a svolgere la sua attività di ambulatorio si dedica alla presa in carico degli ospiti di queste strutture.
Va poi considerata l’assoluta fragilità degli ospiti di queste strutture, sia per età sia per patologie pregresse, che porta ad un tasso di letalità elevato. Infine, c’è da considerare che una buona parte degli ospiti è affetto da patologie che rendono minore (se non nullo) il tasso di collaborazione nell’adozione di misure precauzionali e di distanziamento.
Ci sono poi alcuni punti di debolezza esogeni, che hanno determinato questa situazione
Il primo ha riguardato la carenza dei Dispositivi di Protezione Individuale. Sono i gestori delle singole strutture a dovere reperire i DPI, ed escludo (in base alla mia esperienza) che ci siano state negligenze nel reperirli. Semplicemente, purtroppo, nel mese di marzo questi DPI non si trovavano sul mercato, a nessun prezzo. Ho già definito, più di un mese fa, la situazione di carenza di questi dispositivi di assoluta gravità, ritenendola dipendente da una situazione internazionale similbellica caratterizzata da una preoccupazione generalizzata, in ciascun Paese, circa l’esposizione alla pandemia, ma anche da un dilagante unilateralismo nonché egoismo sovranistico inaccettabile. Ci sono anche inchieste a livello internazionale su questo. Nel mese di marzo le mascherine venivano ordinate, anche a prezzi molto superiori a quelli di mercato, ma non venivano consegnato perché o bloccate alle dogane o requisite dalla Protezione Civile.
L’ASL Romagna, dal canto suo, nel periodo 16 marzo-17 aprile 2020 ha fornito alle strutture sociosanitarie:
· n. 68050 mascherine
· n. 1352 confezioni di gel idralcolico
· n. 1000 facciali FFP”
· n. 2000 camici
· n. 300 copriscarpe
· n. 500 copricapo
· n. 500 tute
· n. 700 manicotti impermeabili
· n. 700 grembiuli impermeabili
· n. 9 visiere
· n. 4 occhiali protettivi
A questo impegno da parte dell’ASL (in un momento in cui i DPI erano limitati anche per gli ospedali) si è aggiunta la generosità di imprese, associazioni e cittadini – anche i frati cappuccini – che hanno donato DPI alla nostra Protezione Civile, che li ha distribuiti in primis agli ospedali e poi alle RSA. Il secondo punto di debolezza esogeno è quello relativo alla carenza di personale OSS e infermieristico che si è prodotta in seguito al contagio e alla diffusione del contagio in queste strutture (caratterizzata dal fatto che, naturalmente, i positivi al virus sono stati allontanati dal lavoro e messi in isolamento). Allo stesso tempo le ASL, compresa l’ASL Romagna, hanno fatto scorrere le graduatorie per rafforzare l’organico di queste figure al servizio della Sanità, andando sostanzialmente a privare le RSA di queste professionalità.
Come abbiamo provato a fronteggiare queste difficoltà?
Innanzitutto lanciando un appello, l’11 aprile, a tutte le persone dotate di qualifica professionale adeguata per poter fornire alle strutture un elenco di persone disponibili, garantendo loro un alloggio gratuito qualora venissero da fuori città. Questo appello ha prodotto un elenco di oltre 170 persone, gestito e coordinato da ASP Cesena-Valle Savio. A ieri l’altro 10 persone sono state assunte dalla Coop. “Don Baronio” e un operatore OSS dalla “Maria Fantini”.
Il secondo strumento utilizzato è stato il comandare personale tra enti pubblici. Mentre l’ASL non poteva, dal punto di vista normativo, comandare il proprio personale verso strutture private, ha potuto farlo per il tramite di ASP. Questo ha consentito a personale ASL di prendere servizio presso il Don Baronio. Infine, la Protezione Civile nazionale ha inviato 6 infermieri all’ASL Romagna, 3 dei quali per un periodo hanno prestato servizio presso il Don Baronio.
Riepilogo degli interventi e dell’evoluzione del contagio nel nostro territorio in relazione alle strutture per anziani.
In data 23 febbraio 2020 si è svolto il primo incontro in Regione in cui ci è stata presentata l’ordinanza a firma Bonaccini/Speranza. Il giorno prima, si era registrato in Regione il primo caso di Coronavirus a Piacenza. La stessa sera riunimmo giunta e sindaci dell’Unione per provare ad immaginare un piano di azione. Già allora ricordo di aver manifestato la mia preoccupazione per le strutture per anziani.
In data 24 febbraio alle 13.30 si è svolta la prima riunione con tutti i gestori delle strutture socio-assistenziali con cui abbiamo concordato un regime di visite esterne contingentato al massimo, ovvero alla stessa stregua dei reparti ospedalieri (adottando un criterio di maggiore prudenza rispetto a quanto previsto dall’ordinanza regionale).
Il 9 marzo, ancor prima che venisse decretato dalla Regione – e su sollecitazione dell’Assessore Labruzzo – abbiamo dato indicazione di chiudere i centri diurni, anche in assenza di un’esplicita previsione normativa. Ciò significava escludere un ulteriore elemento critico, ovvero la compresenza di persone anziane che frequentano quegli spazi per una parte della giornata poi tornano a casa.
In data 15 marzo viene registrato il primo caso di positività in una struttura per anziani in provincia, alla CRA “Artusi” di Forlimpopoli, triste apripista di un lungo elenco di contagi che ha riguardato ancor di più il territorio forlivese.
In data 19 marzo vengono emanate le linee guida sulle CRA predisposte dal nostro Settore Servizi per le persone e per le famiglie, anticipando di fatto di un giorno e mezzo il documento della Regione.
In data 20 marzo la Regione Emilia-Romagna ha emanato le Linee guida regionali relative alle CRA, con cui è stato disposta, tra l’altro: la limitazione dei nuovi ingressi in CRA ai soli casi urgenti ed improcrastinabili; il divieto di accesso alle medesime strutture da parte dei familiari degli ospiti; la raccomandazione di promuovere contatti tra ospiti e familiari per via telematica; nonché la deroga ad alcune disposizioni previste in materia di accreditamento e relative alle qualifiche del personale impiegabile.
Il documento regionale di fatto ricalca quanto era già stato predisposto dagli uffici di questa Amministrazione, anzi, per quanto ci riguarda in quella data abbiamo evitato del tutto gli ingressi nelle CRA.
Cesena
“Maria Fantini”
In data 22 marzo dall’Ospedale Bufalini giungeva la segnalazione di positività all’infezione SARS-COVID 2 di un primo ospite della Casa di Riposo Maria Fantini.
Il giorno seguente (23 marzo) il Dipartimento di Sanità pubblica provvedeva ad identificare 13 ospiti maggiormente esposti al caso indice (caso zero) ed a sottoporre gli stessi a tampone, nonché tutti i 46 operanti nella struttura, rilevando la positività di altri 5 ospiti.
In data 24 marzo venivano sottoposti a tampone i restanti 49 ospiti, di cui 7 risultavano positivi.
Nei giorni seguenti, nonostante le prescrizioni del Dipartimento di Sanità Pubblica, il numero dei contagi, le dimissioni volontarie, le disposizioni di quarantena cautelativa nonché l’astensione dal lavoro per ragioni di malattia diverse da COVID, generavano un sostanziale dimezzamento del personale in servizio presso la struttura e in forze a cooperative che gestiscono il personale di più strutture, tanto che con nota del 3 aprile – a firma dei direttori dell’U.O. Igiene e Sanità Pubblica Ambito di Cesena Dott.ssa Bertozzi e del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’ASL Romagna Dott.ssa Angelini – veniva rilevata una criticità gestionale ed organizzativa tale da consigliare al Sindaco un intervento straordinario e temporaneo per gestire l’emergenza e ripristinare le condizioni di sicurezza.
Tale relazione, giunta al nostro protocollo alle 10.48 del 3 aprile, ha rappresentato il principale presupposto per l’adozione dell’Ordinanza contingibile ed urgente che io stesso ho sottoscritto alle ore 18.25 della stessa data.
La sera stessa del 3 aprile, in funzione di quell’ordinanza, l’ASL entrava in quella struttura e gli ospiti positivi venivano trasferiti presso gli ospedali di Cesena e di Lugo per consentire la sanificazione del Reparto Covid all’interno della CRA “Maria Fantini” nonché la riorganizzazione dei regolari turni del personale, a quel punto personale ASL in virtù dell’ordinanza. Questa scelta è stata condivisa con l’Assessore Labruzzo, che ringrazio per la competenza e la presenza anche nei giorni in cui era in isolamento a casa.
Il 20 aprile i 35 ospiti della stessa struttura venivano nuovamente sottoposti a tampone che rilevava la negatività di tutti.
In data 27 aprile l’ASL mi ha comunicato con una relazione dettagliata la conclusione del periodo di isolamento dei 35 ospiti che non hanno mai abbandonato la struttura, nonché il rientro in struttura di 2 ospiti guariti a tutti gli effetti, sia dal punto di vista clinico che laboratoristico. Nessun ospite positivo è stato ovviamente ricondotto nella struttura. Con la stessa relazione l’ASL ritiene che si possa considerare superata la fase emergenziale che aveva portato in data 3 aprile all’affidamento della gestione sanitaria-assistenziale della struttura alla stessa ASL.
Negli stessi giorni, in data 2 aprile, veniva comunicato il caso indice della CRA Don Baronio (si trattava di una coordinatrice infermieristica).
Il giorno successivo (3 aprile), allo scopo di limitare il possibile contagio, venivano sottoposti a tampone tutti gli ospiti presenti e gli operatori in forza alla struttura con il seguente risultato: 2 ospiti positivi su 92 presenti, ricoverati prontamente presso l’Ospedale Bufalini, ulteriori 7 operatori positivi sul totale di 77, tra cui uno dei due medici referenti della struttura.
In data 8 aprile, considerata la presenza di sintomi evocativi (febbre) COVID-19 in 4 ospiti, l’ASL provvedeva prontamente ad eseguire il test a tali ospiti nonché ai loro due compagni di stanza. All’esito di tali test 4 ospiti risultavano positivi e, in ragione non tanto del loro quadro clinico ma del loro numero esiguo, venivano ricoverati presso l’Ospedale Bufalini.
A questi si aggiungeva, in data 9 aprile, un ulteriore ospite positivo sottoposto a tampone presso il pronto soccorso dell’Ospedale Bufalini in quanto ivi trasportato perché in condizioni cliniche ingravescenti.
Il giorno seguente (10 aprile) il Dipartimento di Sanità Pubblica procedeva nuovamente a sottoporre a tampone tutti gli ospiti presenti in struttura nonché il personale. Risultavano positivi 26 ospiti su un totale di 86 rimasti in struttura, nonché 5 operatori tra infermieri ed OSS.
Alla luce di tutto ciò veniva disposto in data 11 aprile l’isolamento con sorveglianza sanitaria attiva dei 26 casi confermati presenti in struttura in un piano della stessa struttura come se fosse un reparto Covid. In quest’ultimo segmento dedicato ad ospiti COVID della struttura “Don Baronio” trovavano ospitalità in quegli stessi giorni alcuni ospiti, anch’essi risultati positivi, provenienti dalla CRA “Fracassi” di Gatteo. Altri da quella stessa CRA a gestione parrocchiale e molto piccola venivano invece trasferiti a Novafeltria.
“Comunità alloggio Villa Lieto Soggiorno di via Saffi”
In data 12 aprile veniva comunicato da parte dell’Ospedale Bufalini al Dipartimento di Sanità Pubblica un primo caso di positività di un ospite della struttura Comunità alloggio Villa Lieto Soggiorno dia via Saffi. A questo primo caso, nelle ore successive, si aggiungevano tre ulteriori casi riferiti agli ospiti che necessitavano di ricovero e quindi trasferiti al Bufalini.
In data 13 aprile venivano sottoposti a tampone i 7 ospiti rimasti in struttura, 5 dei quali risultavano positivi, nonché i 18 operatori, 4 dei quali risultavano positivi.
In data 14 aprile veniva pertanto disposto l’isolamento con sorveglianza sanitaria attiva dei 5 casi confermati presenti in struttura.
In data 24 aprile un ulteriore ospite e un operatore risultavano positivo al test e del primo veniva disposto l’isolamento.
Nel frattempo, di intesa con gli altri sindaci dell’Unione Valle Savio e con l’ASL, ho emanato il 14 aprile la seconda ordinanza che ho ritenuto di adottare in queste difficili settimane. Un’ordinanza che ordina di sottoporsi a dei cicli di formazione sia i coordinatori sia i responsabili infermieristici di tutte le strutture per anziani nel territorio, comprese quelle escluse dall’accreditamento (case famiglia).
“Roverella”
In data 28 aprile veniva comunicato dal Dipartimento di Sanità Pubblica il primo caso di positività di un operatore della struttura.
Ieri (29 aprile) sono stati sottoposti a tampone i 102 ospiti presenti in struttura, 1 dei quali in data odierna è risultato positivo, nonché 114 operatori, dei quali nessuno risultato positivo.
Oggi per l’unico ospite positivo è stato immediatamente disposto il ricovero in ospedale.
Tamponi
In linea generale, nonostante non sia prevista dalle indicazioni regionali e ministeriali l’esecuzione di tamponi a tappeto, il Dipartimento di Sanità Pubblica della nostra ASL ha adottato la prassi di procedere nell’immediato all’esecuzione dei tamponi a tutti gli ospiti e a tutti gli operatori delle strutture residenziali per anziani e disabili qualora venga individuato un primo caso di positività. Inoltre la massima attenzione è stata dedicata ad individuare precocemente eventuali collegamenti tra persone sintomatiche sotto sorveglianza e gli operatori delle stesse case di riposo. Inoltre nelle ultime settimane è stato effettuato su tutte le CRA del territorio di Cesena lo screening rapido (test sierologici) e si sta concludendo la chiamata per le strutture appartamento (le più piccole). In una prima fase i test rapidi sono stati eseguiti presso gli ambulatori ASL dedicati allo scopo, poi per rendere più veloce il controllo si è provveduto a formare un medico referente per struttura e sono stati forniti i kit. Ogni struttura, terminata l’indagine sui propri operatori, invia un report predefinito che alimenta il database aziendale.
Da metà della prossima settimana è prevista la ripetizione dello screening, secondo ciclo (da farsi ogni 15 gg circa). I casi positivi al test rapido (da zero a poche unità per singola CRA) sono stati avviati al test di conferma attraverso prelievo del sangue e ulteriore analisi laboratoriale. In ragione di questo secondo test nessuno è stato sottoposto a tampone (significa che nessun caso di IgM è stato confermato al test di conferma di laboratorio).
