Camionista beccato con un cronotachigrafo digitale per eludere le ore di riposo. Uno strumento di alta tecnologia molto più sofisticato dai soliti trucchi sui Tir.
La polizia stradale di Bagno di Romagna, nel corso dei soliti servizi di vigilanza stradale sulla Statale 3 Bis Tiberina (E45), ha controllato un mezzo pesante col semirimorchio che viaggiava sulla carreggiata sud (Ravenna-Orte).
La pattuglia lo ha seguito per una decina chilometri, gli agenti lo hanno fermato all’altezza del km 150, nell’area di servizio Tevere ovest nel Comune di Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo. Dal controllo dell’apparecchio cronotachigrafo digitale, sono emersi immediatamente seri dubbi sul suo funzionamento perché, nella stampata del foglio di registrazione dei tempi di guida e di riposo, l’apparecchio segnava il veicolo a riposo, nonostante la pattuglia lo avesse seguito poco prima e per diversi chilometri.
Al conducente e proprietario del mezzo, un camionista italiano di 45 anni, originario della provincia di Fermo, è stata contestata la violazione prevista dall’art.179 del codice della strada che stabilisce, nei confronti di chi circola con apparecchi cronotachigrafi alterati, la sanzione amministrativa di 1.698 euro e il ritiro immediato della patente di guida ai fini della sospensione che va da 15 giorni a 3 mesi, con la decurtazione di dieci punti.
Intanto i poliziotti hanno obbligato l’uomo a un riposo di 12 ore, considerato che dall’alterazione dell’apparecchio non si poteva più stabilire con certezza quante ore, in effetti, il conducente era stato impegnato alla guida del complesso veicolare.
Poi la mattina seguente sono iniziati gli accertamenti urgenti per individuare il congegno responsabile dell’alterazione del calcolo delle ore di percorrenza del mezzo. In un’autofficina specializzata di Cesena, sulla motrice è stata ritrovata una centralina che, intervenendo elettronicamente sul cronotachigrafo, faceva risultare il veicolo a riposo nonostante lo stesso fosse in marcia.
Oltre alla multa la denuncia.
Per aver consentito l’installazione e l’utilizzo di quest’ultimo dispositivo, il proprietario-conducente dell’autoarticolato è stato segnalato alla procura di Arezzo per il reato previsto e punito dall’art. 437 del codice penale (reclusione da 6 mesi a 5 anni), per rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.
Il dispositivo, disinstallato dall’automezzo e che si azionava per mezzo di un pulsante nella cabina di guida, è stato sottoposto a sequestro penale e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sono in corso ulteriori accertamenti per individuare la località e l’autofficina che ha provveduto ad installare il sofisticato congegno.
Visti anche dei tragici fatti accaduti qualche giorno fa nella tangenziale di Bologna, la Polizia stradale assicura che “sarà particolarmente attenta nel perseguire violazioni riguardanti il trasporto professionale, i tempi di guida e di riposo, nonché le velocità che influiscono in maniera significativa sul tema della sicurezza stradale”.




















