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Emilia Romagna. 15.932 casi, altri 91 morti. I dati per Provincia di oggi 3 aprile

Sono 15.932 i casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna, 599 in più rispetto a ieri; 63.682 i test effettuati, 3.625 in più. Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi, venerdì 3 aprile, sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Si sono registrati 29 ricoverati in meno anche nei reparti non di terapia intensiva (3.915 oggi rispetto ai 3.944 di ieri). Complessivamente, sono 6.952 le persone in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi o prive di sintomi (+ 312); 364, 2 in meno rispetto a ieri, quelle in terapia intensiva. Salgono anche le guarigioni, che raggiungono quota 1.852 (+ 189), 1.293 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”.

Continuano, nel frattempo, a salire le guarigioni, che raggiungono quota 1.852 (189 in più rispetto a ieri), 1.293 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione; 559 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

I decessi

I decessi sono purtroppo passati da 1.811 a 1.902: 91 in più, quindi, di cui 62 uomini e 29 donne, per la maggior parte sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse. I nuovi decessi riguardano 18 residenti nella provincia di Piacenza, 9 in quella di Parma, 14 in quella di Reggio Emilia, 9 in quella di Modena, 31 in quella di Bologna (nessuno in territorio imolese), 3 in quella di Ferrara, 2 nella provincia di Forlì-Cesena (nessuno nel forlivese), 4 in quella di Rimini. Nessun decesso si è verificato in provincia di Ravenna. Un solo decesso si riferisce a un residente fuori regione.

I positivi per provincia

Piacenza 2.811 (46 in più rispetto a ieri), Parma 2.083 (34 in più), Reggio Emilia 2.800 (135 in più), Modena 2.498 (82 in più), Bologna 2.041 (99 in più), Imola 298 (15 in più), Ferrara 368 (27 in più), Ravenna 656 (29 in più), Forlì-Cesena 866 (di cui 447 a Forlì, 63 in più rispetto a ieri, e 419 a Cesena, 14 in più), Rimini 1.511 (55 in più).

La situazione dei posti letto

I posti letto passano complessivamente dai 5.078 di ieri ai 5.118 di oggi (+40), tra ordinari (4.558, +28) e di terapia intensiva (560, +12).
Nel dettaglio: 696 posti letto a Piacenza (di cui 45 per terapia intensiva), 1.121 a Parma (68 terapia intensiva), 735 a Reggio (64 terapia intensiva), 561 a Modena (86 terapia intensiva), 979 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (161 terapia intensiva, di cui 16 a Imola), 264 a Ferrara (38 terapia intensiva), 762 in Romagna, di cui 98 per terapia intensiva (nel dettaglio: 247 Rimini, di cui 39 per terapia intensiva; 41 Riccione; 115 Ravenna, di cui 14 per terapia intensiva, a cui si aggiungono ulteriori 8 posti messi a disposizione da Villa Maria Cecilia di Cotignola per la terapia intensiva; 99 Lugo, di cui 10 per terapia intensiva; 89 Forlì, di cui 10 per terapia intensiva; 133 Cesena, di cui 17 per terapia intensiva).

Gli ospedali della Regione aiutano Piacenza

Gli ospedali di Piacenza e Castel San Giovanni sono quelli che, fin dai primi giorni, hanno registrato livelli di saturazione massimi, nonostante la graduale espansione dei posti letto. Negli ultimi giorni si è osservata una riduzione degli accessi in pronto soccorso (il picco massimo è stato registrato il 16 marzo con 135 accessi di pazienti sospetti Covid; ieri, 2 aprile, gli accessi sono stati 23), e di conseguenza dei ricoveri. Gli ospedali piacentini continuano però a risentire del “carico” dei giorni precedenti poiché i tempi di dimissione dei pazienti più critici sono lunghi (fino a 3-4 settimane).
È emersa quindi la necessità di supportare questo territorio con un intervento a livello regionale. Per questo, già dai primi giorni di marzo, altri ospedali della regione hanno accolto più di 100 pazienti provenienti dalle terapie intensive della provincia di Piacenza. I pazienti sono stati accolti prevalentemente nei territori meno colpiti (Bologna, Ferrara e la Romagna, ad esclusione di Rimini). Alcuni pazienti sono stati trasferiti anche presso le terapie intensive delle strutture private accreditate (Villalba e Villa Erbosa a Bologna e Villa Maria Cecilia di Cotignola – Ravenna). Anche oggi 5 pazienti di terapia intensiva sono usciti da Piacenza con destinazione Ospedale Maggiore e Bentivoglio di Bologna, Cona di Ferrara, Policlinico di Modena e Ospedale di Cesena. Il principio è stato mettere l’intera rete regionale a disposizione delle aree più colpite, consentendo all’Emilia-Romagna di essere autosufficiente ed evitare lunghi trasferimenti extra regione o addirittura all’estero.

“Anche oggi i dati son in larga parte positivi – commenta il commissario ad acta Sergio Venturi, confermato ufficialmente fino al 31 luglio – Ci sono stati periodi in cui 9 tamponi su 10 erano positivi, ora uno su sei. Ci sono poi due persone in meno in terapia positiva: testimonia il fatto che dalle terapia si esce, adagio ma si esce. Un altro dato molto positivi sono le guarigioni: 189 in più. Va molto bene anche da questo punto di vista. Un altro dato significativo che non dico mai ma vale la pena: è un saldo negativo di ricovero di 29 persone. Sono più i dimessi di quelli che sono entrati. I casi sono meno gravi rispetto a due settimane fa e ci sono più posti letto liberi: questa è la strada giusta. La crescita  del 3-4% di casi, ma anche perché facciamo più tamponi: ci sta. L’importante è che non arrivino in ospedale ed è quanto sta accadendo. I 31 decessi bolognesi non sono tutti di ieri, sono stati tardivamente attribuiti al coronavirus. Prima o poi bisogna fare una riflessione sui morti “per” e quelli “con” il virus: tanti sarebbero deceduti comunque”.

“Ogni giorno – dice ancora polemicamente Venturi – si sente un opionista che fa delle uscite senza capo né coda. Chiunque dia delle date e faccia ipotesi sulla fine del virus, non lo sa e non lo può sapere. Io se sento parlare di primo maggio, come ipotesi, mi arrabbio: potrebbe essere prima, ma anche dopo. Che senso ha parlare così a vanvera? Illudere o deprimere la gente in un momento così difficile?  I pronostici da bar si fanno al bar, quando è aperto: non stiamo parlando dello scudetto di calcio. Quando chi si sbilancia così fa parte del governo è grave perché viene ascoltato. Le opinioni in libertà non si devono esprimere, cerchiamo di lavorare tutti nella stessa direzione evitando il bar sport”

“Fioriscono i test sierologici in vendita – conclude Venturi -. Ammesso che ci prendano, costringono comunque a un passaggio successivo, cioè un altro test e poi eventualmente un tampone vero in ospedale. Non serve a nulla, se uno non ha sintomi. Se li ha, chiamare il 118 rimane invece la cosa migliore. Evitate di spendere soldi inutili e farvi viaggi mentali. Nelle prossime settimane sicuramente arriveremo a fare test a campione sulla popolazione, per capire quanta parte della popolazione ha avuto la malattia. In questo anticiperemo la politica nazionale, il contrario – che io ricordi – non avviene mai”

 

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