Basta. Sì, basta. Questa volta mi sono rotto davvero i maroni. Non vedevo l’ora di (ri)seguirlo dal vivo, il mio amato Cesena. Non vedevo l’ora di (ri)vederla all’opera ai play-off, la band di Toscano. Già da mesi mi ero appuntato diligentemente tutte le date dei quarti di finale, delle semifinali, delle finali. Avevo già preso le ferie al lavoro (perché da me, al lavoro, le ferie bisogna ‘segnarle’ sei mesi prima e poi non si cambiano più). Avevo rispedito al mittente l’offerta di quattro miei vecchi compagni di classe che mi proponevano di andare a fare una rimpatriata a Cortina dal 19 al 21 maggio (“Ragazzi, mi spiace. Non posso venire. Proprio il 20/5 gioca il Cesena al Manuzzi…”). Avevo anche già prenotato le ferie in Portogallo dal 12 al 22 giugno (“Sai mai che il Cavalluccio dovesse giocare la finalissima di ritorno l’11 giugno…”). Ero pronto anche ad andare in trasferta a Lecco, a Pescara, a Crotone. Era tutto programmato. Tutto calcolato. Nei minimi dettagli. Poi però, una settimana fa, ecco il ribaltone. I deferimenti. Le minacce di ricorsi e controricorsi. I calendari dei play-off che vengono letteralmente stravolti. Scombussolati. Una merda. La solita merda della Serie C. Tutto da rifare, dunque. Tutto da ricalibrare, dunque. L’ho fatto mille volte in passato. Mettendo più volte a rischio la mia incolumità sia a livello lavorativo che famigliare. Ma questa volta no. Questa volta non ci sto. Questa volta non mi inchino alle schifezze del Palazzo. Il Cesena gioca l’andata dei quarti di finale sabato 27 maggio? Chissenefrega. Quel giorno sono via tutto il giorno con mia moglie a Bagno di Romagna. Escursione alle Terme già programmata da un mese, con cena finale da Teverini. Se rifilo il pacco, la mia dolce metà chiede il divorzio. Non vale la pena rischiare. Davvero. Il Cesena gioca il ritorno dei quarti di finale mercoledì 31 maggio? Niente da fare. Proprio quel giorno al lavoro devo fare il turno dalle 14 alle 22 (e nessuno mi può dare il cambio…). Le eventuali semifinali? La Toscano-band le giocherebbe domenica 4 giugno (ma proprio quella domenica ho il battesimo di mia nipote Denise con relativa cena sui colli cesenati: in quel ristorante vicino a Roncofreddo fanno delle tagliatelle che spaccano…) e giovedì 8 giugno (solito discorso di prima: quel giorno al lavoro ho il turno dalle 14 alle 22). La eventuale doppia finalissima? E’ fissata per martedì 13 e per domenica 18 giugno. Ma io il 12, come detto, parto per il mio tanto agognato Tour del Portogallo (Lisbona, Faro, Porto, Guimaraes e Braga): col cazzo che disdico tutto. Anche perché dovrei pagare una super penale. Ripeto: questa volta mi sono rotto davvero i maroni, questa volta non mi inchino al Mondo della Pedata. Col Cesena, almeno per questa stagione, ho chiuso. Niente gare dal vivo. Niente tv. Controllerò solo i risultati finali a bocce ferme sul web, nulla più. E non chiamatemi traditore, che poi mi incazzo. Perché io, sugli spalti della vecchia Fiorita, c’ero già nel 1981. Quando siamo andati in Serie A con il grande Bagnoli. C’ero a San Benedetto del Tronto 1987. A Lumezzane 2004. A Piacenza 2010. A Latina 2014. A Giulianova 2019. Ma c’ero anche – anzi, soprattutto – nel 1985, quando perdevamo in casa col Monza di Ambu. C’ero a Caserta nel 1992, quando ci facevamo umiliare da Sasà Campilongo. C’ero al Manuzzi nel 1994, quando ci facevamo triturare dallo Sheffield United nell’Anglo-Italiano. C’ero a Fermo nel 2000 quando prendeva il via il ‘vero’ calvario del povero Nicoletti. C’ero a Trieste nel 2007 per il debutto in bianconero di Vavassori. C’ero al Piola nel 2012 per quel Novara-Cesena 3-0 che non valeva una cippa. C’ero ad Avezzano nel 2018 per la prima gara ufficiale del Cesena post-fallimento. IO NON SONO UN TRADITORE. Mi sono ‘solo’ rotto i maroni. Della Serie C. Del Palazzo. Di questi calendari ballerini. Del calcio moderno. E, a dirla tutta, pure di Ferrante. Di Bianchi. Di Calderoni. Voi no? PS: Ah, io mi chiamo Marco Casadei. Classe 1969. Cesenate purosangue. Abbonato bianconero da sempre. O quasi. E comunque…forza Cesena, sempre e comunque.
Flavio Bertozzi





















Impossibile non condividere le tue parole e le tue scelte Marco.
E sempre forza Cesena alla faccia di tutti