La donna italiana ha trovato il coraggio di denunciare le violenze subite, al culmine dell’ennesima lite col compagno albanese, sfociata all’interno dell’ippodromo di Cesena, dove la coppia, originaria di Livorno e con la passione per i cavalli, era andata per prendere parte ad un gran premio. Nella circostanza la ragazza ha cercato, in un primo momento durante la lite avvenuta all’interno dell’ippodromo, di chiamare la polizia, ma la telefonata si è interrotta dopo pochi secondi a causa della reazione violenta del marito che, vedendola intenta a chiedere aiuto, l’ha afferrata per il collo, sbattendola a terra e colpendola con calci e pugni. La donna è riuscita a liberarsi grazie anche all’intervento di qualche stalliere lì presente, che si è limitato solo a separare la coppia, senza chiamare i soccorsi. A quel punto, l’uomo avrebbe intimato alla donna di salire sul caravan trasportante i cavalli per fare rientro a Livorno e la stessa, nell’indifferenza dei presenti, non avendo alternative, ha dovuto sottostare al volere del compagno violento, assecondandolo per evitare conseguenze peggiori.

Nel frattempo però, la sala operativa della polizia di Cesena, che aveva ricevuto la telefonata di qualche secondo, sentite le urla della donna e capita la situazione di pericolo, aveva già attivato la procedura di localizzazione del telefono cellulare della vittima, cercando insistentemente di ricontattarla al telefono per ricevere maggiori informazioni su come rintracciarla. Intanto la donna, in viaggio sul mezzo con il proprio compagno contro la sua volontà, continuava a ricevere percosse e minacce di morte da parte dell’uomo.

Impaurita ma lucida, durante il viaggio, la ragazza ha compiuto un’azione di elevato coraggio. Pur trovandosi in macchina con l’uomo, all’ennesima telefonata del commissariato di polizia di Cesena, ha trovato la forza di rispondere, facendo finta di parlare al telefono con l’amica Cinzia. L’operatrice della polizia, compreso che la donna si trovava in stato di coazione psicologica e che non era in grado di parlare liberamente, è stata “al gioco”.  Le due hanno iniziato a chiacchierare al telefono come se fossero amiche, parlando di cose ordinarie. Ad un certo punto la poliziotta “amica” le ha chiesto: senti e ora dove te ne vai di bello? La donna le ha risposto: “Adesso torniamo alle scuderie a Migliarino Pisano”. Ottenuta questa informazione vitale per rintracciare e salvare la donna, le due hanno chiuso la chiamata e il commissariato della Questura di Forlì ha contattato immediatamente quella di Pisa per allertarla della situazione in atto. Contestualmente, era giunto ai poliziotti il segnale di localizzazione del cellulare della donna, che dava come posizione la barriera di Roncobilaccio (Bo), circostanza che ha fatto intuire che il mezzo sul quale era trattenuta, stesse percorrendo l’autostrada.

A quel punto è stata avviata un’azione coordinata di ricerca e soccorso condotta dalla squadra mobile di Pisa, il Centro operativo di polizia stradale di Firenze e il Commissariato di Cesena. Sono stati istituiti immediatamente dei posti di blocco alle barriere autostradali di Pisa, per filtrare le auto in uscita al fine di individuare la vittima. Proprio durante queste operazioni, i poliziotti della squadra mobile e della polizia stradale di Pisa, intenti in queste attività, hanno notato una donna, ferita e completamente sporca di sangue, uscire di corsa da un caravan in coda ad altre auto e correre verso di loro. I poliziotti le sono corsi incontro, mettendola in salvo, e al contempo, hanno proceduto a fermare il compagno, a bordo del mezzo.

La donna in evidente stato di choc psicofisico, è stata subito soccorsa e accompagnata, da poliziotti specializzati nella gestione di vittime vulnerabili della Squadra Mobile, presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Cisanello, ove sono state avviate le procedure del Codice Rosa. Dopo aver ricevuto le cure necessarie, alla presenza anche del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pisa, dottor Aldo Mantovani e del vicequestore aggiunto Fabrizio Valerio Nocita, dirigente della squadra mobile, la donna ha trovato il coraggio di raccontare per la prima volta una lunga storia di violenze subite dal suo convivente in circa due anni, scaturenti da motivi di gelosia di coppia, fatte di ingiurie, minacce non solo verbali e scritte, ma anche tramite video minatori inviati alla stessa, alle amiche e alla figlia minorenne della donna, nelle quali l’uomo la minacciava che l’avrebbe sfregiata con l’acido o, puntando un coltello alla gola del cavallo di comune proprietà, minacciando che gli avrebbe tagliato la gola.

L’uomo è stato arrestato  per sequestro di persona, maltrattamenti contro familiari e conviventi aggravati, lesioni pluriaggravate, avvinte al vincolo della continuazione. Dopo gli adempimenti di rito, su disposizione del pubblico ministero, l’albanese è stato trasferito nel carcere Don Bosco di Pisa.

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