Novello Malatesta (1418 – 1465), il fondatore della Biblioteca Malatestiana di Cesena, è sepolto sotto una lapide con il suo nome nella parete in fondo alla sala del Nuti all’interno del grande complesso, oppure al suo posto c’è uno sconosciuto magari neanche della sua epoca?.
E’ dal 1812 che ci si interroga, ed ora forse si potrà dire una parola definitiva sui resti umani traslati in quell’anno della medievale chiesa di San Francesco (poi demolita nel 1843 -44) che sorgeva nell’attuale piazza Bufalini e sui quali una apposita commissione ebbe a dire: ”Dopo varie osservazioni fatte dai Signori Congregati….fu risolto che le ossa ritrovate il dì 26 settembre 1811 possano probabilmente credersi d’essere del medesimo Malatesta Novello”.
Adesso, nell’anno in cui si ricorda il secentesimo anno della nascita di Novello, sembra che l’arcano dubbio possa essere chiarito perchè la Biblioteca, su interessamento del proprio Comitato Scientifico, ha varato il progetto di ricerca in collaborazione con il medico e paleo patologo riminese Francesco Maria Galassi senior Research Associate presso l’Università di Flinders (Austrialia) e membro fondatore della Scuola di Storia della Medicina dell’Ordine dei Medici di Rimini, che condurrà le indagini insieme ad una equipè dell’Università di Zurigo.
Il manoscritto di Carlo Antonio Andreini
“Ci apprestiamo a fare un’indagine storico- archeologica – dice l’assessore alla cultura Christian Castorri – che porterà risultati molto interessanti in grado di rendere ancora più importante una istituzione unica al mondo come la Biblioteca Malatestiana. A riguardo di quello che si troverà, con la supervisione della sovrintendenza ai beni culturali rappresentati da Cinzia Cavallari e Emilio Agostinelli, non è dato sapere se verrà data per sicura la sepoltura qui del fondatore”.
Un’incertezza che viene da lontano, dal giorno in cui nel 1811 la ritirata dell’occupante francese restituì alla città in cattive condizioni la chiesa di San Francesco, trasformata in caserma, e la sala del Nuti che nel frattempo era stata destinata a dormitorio per soldati. “Le uniche cose certe sono state redatte in un manoscritto del sacerdote don Carlo Antonio Andreini (1746 – 1817) – dice Paola Errani responsabile della malatestiana antica – nel quale troviamo anche il disegno di come era la tomba del Malatesta collocata in una parete esterna della chiesa di San Francesco. Avvenne che nel settecento prima dell’occupazione napoleonica la chiesa era stata sottoposta a lunghi lavori di restauro che cambiarono molto la sua fisionomia. La croce e la lapide che erano sulla tomba del Malatesta (oggi esposte nella parte antica della biblioteca. ndr) per sette anni furono rimosse e ricollocate più o meno nel posto originale a fine lavori. Accadde che nel 1811 durante la rimozione di uno zoccolo murario venne rinvenuta una cassa in legno con resti umani che si attribuirono subito a Novello Malatesta e come tali sepolti, il sedici di agosto dell’anno successivo con grandi festeggiamenti, nel luogo attuale”.
L’indagine inizierà giovedì e sabato dieci febbraio è prevista l’apertura dell’eventuale contenitore osseo sepolto e inizierà l’esame dei resti. “I controlli scientifici di quanto ritrovato saranno molto lunghi – ha detto Francesco Maria Galassi in una comunicazione telefonica – anche perchè non sappiamo di preciso quello che troveremo. Inoltre dovremo stare molto attenti nell’intaccare il muro. Se si troverà qualcosa cominceranno in Svizzera gli esami per datarli con il radiocarbonio in modo da stabilire se i reperti corrispondono all’epoca vissuta da Novello Malatesta. Anche il Dna sarà importante, purtroppo spesso in queste sepolture antiche lo si trova in piccole quantità insufficienti per una accurata indagine scientifica. Tutto è incerto, tuttavia noi cercheremo con la scienza del terzo millennio di riparare alla trascuratezza, legata ovviamente ai tempi, dei ritrovatori del 1811”. Tutte le attività archeologiche verranno riprese e rese pubbliche, il costo per la comunità di Cesena, ha detto il sindaco Paolo Lucchi, è pari a zero in quanto l’impresa si autofinanzia da sé.
Piero Pasini






















