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Ospedale Bufalini, parcheggiatori abusivi veri estorsori

Il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti, la gente è esasperata

Parcheggiatori abusivi sempre presenti. Che chiedono soldi per fare parcheggiare le auto nei box dell’ospedale Bufalini a Cesena. Nonostante i tanti controlli effettuati dalle forze dell’ordine, loro, i “parcheggiatori”, sono lì. Da mattina a sera: si defilano solo quando vedono un’auto della Polizia Municipale o gli ausiliari del traffico.

Il fenomeno, ormai sta stancando tutti e sono ormai decine e decine le lamentele su Facebook nei vari gruppi cesenati, e su “CesenaSicura”, la piattaforma che da anni raccoglie segnalazioni sui disagi e sui furti avvenuti non solo nella cittadina, ma anche nei Comuni limitrofi. Tantissime le segnalazioni inoltrate alle forze dell’ordine in questi ultimi due anni. Il “rituale” adottato è sempre lo stesso: in coppia, di fronte alla Piastra, appena si libera un box, uno lo tiene occupato e l’altro/a indirizza le auto. Non si fa in tempo a scendere e c’è la mano tesa con la solita frase: “Ti ho fatto parcheggiare, mi dai qualcosa?”. Il problema è che, sino a quando non si mette mano al portafoglio, questi, sono talmente insistenti che seguono la persona sino all’entrata dell’ospedale. Più e più volte i commenti si sono susseguiti con la paura di vedersi l’auto rigata l’auto se non si “accondiscende” alla moneta: nonostante la sosta sia gratuita nelle prime ore, ormai, è divenuto quasi un pedaggio obbligatorio. I controlli ci sono stati e continuano; anche le sanzioni. Ma, probabilmente, il guadagno per queste persone c’è. Ed è assicurato.

A fine giornata, c’è da chiedersi quanto riescono a mettersi in tasca. Sicuramente, facendo un rapido calcolo, una cinquantina di euro. Stando ai grembiuli tintinnati che si odono durante il camminamento di qualche parcheggiatrice. Che equivale ad uno stipendio mensile di un operaio. Il problema è quotidiano e la gente stanca. Nei vari commenti anche la richiesta di una pattuglia in borghese. Che, sicuramente farebbe la differenza.

Cristina Fiuzzi

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