La Guardia di Finanza di Forlì-Cesena ha eseguiti tre arresti ai domiciliari per estorsione e truffa. Si tratta di un 38enne ritenuto a capo di una presunta associazione a delinquere e i suoi collaboratori più stretti, rispettivamente di  55 e 31 anni. Una quarta persona, l’amministratore della società con sede a Pievesestina di Cesena, è sottoposta a divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa. I quattro dovranno rispondere, a vario titolo, oltre ad altri 11 soggetti indagati a piede libero, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni, truffe e mendacio bancario. Secondo le indagini il gruppo, dietro il paravento dell’attività di vendita di prodotti “porta a porta”, in realtà truffava clienti sparsi in tutta Italia, sottoponendo i propri dipendenti a vere e proprie condotte estorsive pur di massimizzare il profitto.

I dipendenti lavoravano con la paura di essere licenziati qualora non avessero raggiunto gli obiettivi imposti dall’azienda. A conclusione delle indagini della Guardia di Finanza di Cesena raccolte nell’operazione “King” ha eseguiti gli arresti. I tre sono ora agli arresti domiciliari. Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, dietro il paravento di una società che esercitava l’attività di vendita di prodotti “porta a porta”, i tre accusati avrebbero messo a segno diverse truffe a danno di clienti residenti in tutte le regioni italiane, sottoponendo i propri dipendenti a vere e proprie condotte estorsive pur di raggiungere all’obiettivo di massimizzare il profitto in danno di numerosi malcapitati.

Nel corso delle indagini, dalle attività di intercettazione telefonica svolte dalle Fiamme Gialle di Cesena è emerso che i venditori, una volta entrati nella struttura, sarebbero stati sottoposti ad estorsioni. In alcuni colloqui registrati sarebbe emerso, per diretta confessione degli associati all’organizzazione, che alcuni collaboratori sono stati minacciati di licenziamento in caso di mancato raggiungimento di obiettivi di vendita di beni il cui valore oscillava tra i 2500 ed i 5mila euro cadauno. Per non perdere questa fonte di reddito, le vittime avrebbero acconsentito all’acquisto diretto di tali prodotto arrivando addirittura a richiedere ai propri parenti di smobilizzare somme di denaro pur di reperire le risorse. 

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