Martedì 9 luglio, arriva da Los Angeles il melodic noise punk dei Feels all’Hana-Bi di Marina di Ravenna. Sul palco anche Eugenia Post Meridiem: sonorità soul, indie, folk e una marcata propensione per la psichedelia
“Post Earth”, il secondo album del quartetto di noise-punk melodico di Los Angeles Feels, è un richiamo alle armi, inframmezzato da frustrazione e speranza. È nella canzone che dà il titolo al disco, piena di riff taglienti, un dispaccio che narra di un prossimo futuro quando i miliardari fuggono dalla Terra morente, solo per trovare la loro giusta punizione. È nel melodioso punk anni ’70 di “Car” e nel suo proclama di “una nazione sotto frode”. È nella elettrica “Find A Way”, che richiede di “bruciare tutti i soldi, tutte le bandiere, tutto questo stupido orgoglio. È nelle suppliche a resistere di “Tollbooth”: “il mondo ha bisogno di te, te e te”.
«Non era intenzionale scrivere un disco pieno di politica», dice la bassista Amy Allen, che forma i Feels con Laena Geronimo (chitarra/voce), Shannon Lay (chitarra/voce) e Michael Perry Rudes (batteria). «Ma il modo in cui il mondo funziona in questo momento ha reso impossibile scrivere di qualsiasi altra cosa. Abbiamo tutti bisogno di capirlo; stiamo finendo il tempo. L’età dell’oro è finita».
Dopo aver registrato il loro debutto eponimo del 2016 – che ha attirato l’attenzione sulla band da parte di testate come The Fader, Spin e il Los Angeles Times – con Ty Segall in una sessione-maratona di una giornata, i Feels si sono spostati nel nord della California nell’agosto 2017 per otto giorni con Tim Green. L’ex chitarrista degli iconoclasti punk Nation of Ulysses aveva già lavorato con Sleater-Kinney, Bikini Kill, Joanna Newsom e Jawbreaker tra gli altri. «Il suo studio è stata un’esperienza ideale per riuscire a sottrarsi ai compiti quotidiani, rinchiuderci e concentrarsi», ricorda Rudes.
«Penso che il primo album fosse molto simile a come eravamo live», dice Lay. «Era solo una raffica di rumore ed energia, e con questo siamo stati in grado di dargli un po’ di respiro e prenderci il nostro tempo – e anche solo pensare a cosa stavamo cercando di dire con questo disco e come non volevamo necessariamente urlartelo in faccia».
Su “Post Earth”, i Feels raggiungono questo perfetto equilibrio con un mix di chitarre angolari e intrecciate, armonie vocali lussureggianti, bassi pesanti e tamburi che suonano a volte fragorosi e rumorosi, altre incredibilmente armoniosi e calmi. «Ci sentiamo a nostro agio non dover per forza dare potenza a tutto ora», aggiunge Geronimo. «E per le cose più sottotraccia. Non che il noise sia una brutta cosa, ma stiamo facendo tutte queste cose strane, interessanti – forse dovremmo ascoltarle».
Per Geronimo – figlia del leggendario batterista dei Devo, Alan Myers, cresciuta suonando in una grande varietà di progetti con (e senza) lui – il fatto che l’album abbia raggiunto un equilibrio mirabile è fondamentale.
Il gruppo Eugenia Post Meridiem prende forma nell’estate 2017 dall’incontro di Eugenia (voce e chitarra) con Matteo (basso), Giovanni (chitarra solista e tastiere) e Matteo (batteria e percussioni). Dopo tre mesi di lavoro sul repertorio a Lisbona, Eugenia riprende il progetto presentandolo dal vivo con una serie di date a Genova e nella riviera ligure, sia in full band sia da sola, proponendo una raccolta di brani che fanno emergere la sua splendida voce e le sue notevoli potenzialità come songwriter. Le melodie e la vocalità degli Eugenia Post Meridiem sono accompagnate da arrangiamenti che attingono da sonorità soul, indie, folk oltre ad una marcata propensione per la psichedelia, passate sotto la lente degli anni ’90 più ruvidi.

Gli Eugenia Post Meridiem sono stati annunciati tra gli ospiti del Mi Ami 2019, festival milanese che da sempre consacra le nuove promesse del panorama musicale italiano. “Low Tide” è il primo capitolo degli Eugenia Post Meridiem, un brano che anticipa e presenta il mondo della giovanissima band: dalla voce trasparente e al tempo stesso profonda e riconoscibile di Eugenia ad un sound ipnotico, in cui si sentono forti le influenze anglosassoni della scena indie e folk. “Low Tide” è una canzone volutamente lineare e compatta. Con la sua struttura circolare vuole rievocare il ciclo millenario che porta l’uomo a confrontarsi con il mondo circostante, l’impatto che quest’ultimo ha nella vita interiore di ognuno, un rapporto che continua ad evolversi dove la fine combacia con l’inizio, il ritorno con la nascita.
Inizio concerti alle ore 21.30, ingresso libero.