“Questa campagna di scavo archeologico a Cesena ha riservato un risultato sorprendente”, questo il giudizio espresso dalla dottoressa Romina Pirraglia, funzionaria della Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini alla presentazione dei primi risultati del cantiere di scavo archeologico presso il complesso cesenate dell’ Osservanza tenutasi proprio presso gli scavi nel tardo pomeriggio di venerdì 11 agosto alla presenza di un foltissimo pubblico poi condotto per gruppi a visitare il sito.
Si è trattata di una indagine condotta da Akanthos srl, società di ricerche archeologiche, preliminare all’ intervento del Comune di Cesena cofinanziato con fondi PNRR per la realizzazione del Polo Infanzia dell’ Osservanza che consisterà nella realizzazione in un biennio di due sezioni di nido e di quattro di scuola materna che ospiteranno un centinaio di bambini. Vista la vicinanza dell’ insediamento religioso dell’ Osservanza edificato a metà del XV secolo, gli archeologi si aspettavano di trovare resti di pertinenze del convento. Invece, la prima sorpresa è stata quella di rinvenire i resti di una capanna del terzo/secondo millennio a.C. con due grandi tumuli funerari, evidentemente destinati alle sepolture di persone di alto lignaggio dell’ epoca e proprio due tombe sono state ritrovate con le ossa di una donna e un uomo. In laboratorio questi resti saranno analizzati con Carbonio 14 e analisi del DNA per sapere qualcosa di più di questi due cesenati di più di quattromila anni fa.
L’ altra sorpresa è stata il ritrovamento di un edificio a probabile destinazione produttiva risalente quasi sicuramente alla metà del VI secolo d.C. cioè al periodo successivo alla guerra gotico-bizantina che riportò l’ Italia sotto il dominio dell’ impero romano d’ Oriente dell’ imperatore Giustiniano strappandola al dominio goto dei successori di re Teoderico. Nell’ area sono state individuate ben diciannove fosse per lo stoccaggio del grano e di derrate alimentari e due grandi ghiacciaie che in un tempo successivo gli abitanti dell’ edificio utilizzarono come discariche. Il loro ritrovamento è stata una vera manna per gli archeologi perché il materiale che vi era stato gettato ha consentito di conoscere qualcosa di più della Cesena del VI secolo. Infatti il materiale trovato nelle due discariche e cioè ceramiche di produzione africana e resti di anfore di provenienza siropalestinese testimoniano il forte legame in quel periodo esistente tra Cesena e Ravenna, capitale dell’ Italia bizantina, che con il porto di Classe era il grande collegamento con l’ Oriente e l’ Africa. Che la Cesena post guerra greco-cogotica avesse una certa dinamicità economica è confermato dal ritrovamento di frammenti di calici in vetro di buona fattura oltre a manufatti artigianali in osso. Sono stati ritrovati anche oggetti di uso comune domestico come un pettine e lucerne che hanno come elemento decorativo simboli cristiani, segno che nel territorio era ormai consolidata la presenza del Cristianesimo.
Dalla ricerca archeologica risulta che quando l’ edificio cessò di essere utilizzato fu oggetto di una radicale spoliazione con l’ asportazione di tutto il materiale di costruzione che potesse essere reimpiegato altrove. L’ area, rimasta abbandonata, in età medievale fu utilizzata come cimitero tanto che sono state ritrovate sette tombe. Tutto poi rimase dimenticato per secoli e solo ora gli archeologi con il lavoro di questi mesi hanno sollevato questa coltre d’ oblio. Paolo Poponessi
