Con I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij si chiuderà la Stagione di Prosa della Stagione 2018/19 del Teatro Diego Fabbri di Forlì. La pièce – in scena da giovedì 14 a sabato 16 marzo alle ore 21 e domenica 17 marzo alle ore 16 – è interpretata da Roberto Sturno e Glauco Mauri, insieme a Paolo Lorimer, Pavel Zelinskij, Laurence Mazzoni, Luca Terracciano, Guilia Galiani e Alice Giroldini, mentre la regia è firmata da Matteo Tarasco.
I fratelli Karamazov è l’ultimo romanzo scritto da Fëdor Dostoevskij. È ritenuto il vertice della sua produzione letteraria, un capolavoro della letteratura dell’Ottocento e di ogni tempo. Pubblicato a puntate su Il Messaggero Russo a partire dal gennaio 1879, fu completato solo pochi mesi prima della morte dello scrittore. La trama del romanzo si sviluppa attorno alle vicende dei membri della famiglia Karamazov, ai loro feroci conflitti nel cui contesto matura l’assassinio di Fëdor, il capofamiglia, e al conseguente processo nei confronti di Dmitrij, il figlio primogenito accusato del parricidio.
L’opera, ambientata nell’Impero Russo di fine Ottocento, va oltre i confini di spazio-tempo e coinvolge a un livello più profondo; è il dramma spirituale che scaturisce dal conflitto morale tra fede, dubbio, ragione e libero arbitrio.

Incontri al ridotto
Gli interpreti incontreranno il pubblico sabato 16 marzo alle ore 18 presso il Ridotto del Teatro Diego Fabbri. L’ingresso all’Incontro è gratuito fino a esaurimento posti.
“Per ben due volte la Compagnia Mauri Sturno ha raccontato Dostoevskij. Due assoluti capolavori: L’idiota e Delitto e castigo. Dostoevskij, Shakespeare e Beckett sono stati i tre grandi autori che mi hanno aiutato a tentare di capire la vita: la immensa tavolozza dei colori dell’animo umano di Shakespeare, la tragedia del vivere che diventa farsa e la farsa del vivere che diventa tragedia di Beckett e Dostoevskij che mi ha fatto capire la magnifica responsabilità che ha l’uomo di comprendere l’uomo. Dostoevskij non giudica mai: racconta la vita anche nei suoi aspetti più negativi con sempre una grande pietà per quell’essere meraviglioso e a volte orrendo che è l’uomo. La famiglia Karamazov devastata da litigi, violenze, incomprensioni, da un odio che può giungere al delitto, oggi come oggi appare, purtroppo, un esempio di questa nostra società così incline all’incapacità di comprendersi e di aiutarsi. Anche il sentimento dell’amore spesso viene distorto in un desiderio insensato di violenza. Così sono i Karamazov. Così siamo noi? Ma Dostoevskij è un grande poeta dell’animo umano e anche da una terribile storia riesce a donarci bellezza e poesia”. (Glauco Mauri)