Quarto appuntamento per la terza stagione di Bagnacavallo Classica – Libera la musica, realizzata da Accademia Bizantina, che propone al Teatro Goldoni la scoperta di uno strumento davvero magnifico, per quanto poco conosciuto, quale il salterio, di cui l’austriaca Margit Übellacker – che insieme a Jünger Banholzer forma l’ensemble La Gioia Armonica – è splendida interprete.
Un concerto – come del resto quello che concluderà Bagnacavallo Classica il 10 aprile, dedicato alla tiorba – dalle atmosfere molto intime, meditative, da godersi volendo anche a occhi chiusi, in grado di sorprendere anche i più scafati appassionati di musica barocca.
E una curiosità sul programma per tastiere che si ascolterà nella serata: la Suite No. 5 HWV 430 di Handel è ben nota per la sua aria conclusiva e le sue variazioni, chiamate “The Harmonious Blacksmith”. Händel ha scritto la sua prima serie di suite per clavicembalo durante i primi anni in Inghilterra e le ha pubblicate nel 1720. Si dice che un fabbro (blacksmith, appunto) abbia ispirato l’aria quando Händel fu costretto dalla pioggia improvvisa a cercare rifugio in una fucina. Alcuni pensano che le insistenti ripetizioni della nota RE in diverse variazioni cerchino di imitare il martellamento sull’incudine, mentre altri sostengono che il fabbro stesse cantando la melodia che Händel usò per le sue variazioni. Ma forse tutta la storia è una bella invenzione del XIX secolo.
L’ensemble La Gioia Armonica è stato fondato dalla musicista austriaca Margit Übellacker, suonatrice di salterio, e dal tedesco Jüngen Banholzer, organista e cantante. Sin da subito si sono focalizzati principalmente sull’esplorazione del repertorio barocco e sulle sue storiche forme del salterio. La grandezza dell’ensemble varia dal duo salterio-organo a formazioni più numerose in cui i musicisti possono dare nuova vita a rari e sconosciuti lavori scritti nel XVII e XVIII secolo.

Il salterio è stato da poco riscoperto come strumento popolare nella musica del XVIII secolo. In Italia questo strumento era estremamente popolare in molti circoli sociali. Numerose composizioni e gli strumenti in essere lo attestano. Alcuni strumenti sono riccamente decorati, il che probabilmente significa che erano di proprietà di membri della nobiltà. Le sue corde erano pizzicate con le dita o suonate con un piccolo martello. Nel suo “Gabinetto Armonico” del 1723, Filippo Bonanni descrive in dettaglio come in Italia il salterio veniva suonato con entrambe le tecniche. Giambattista Dall’Olio ha descritto il primo metodo nei suoi “Avvertimenti pei suonatori di salterio” del 1770, ed è raffigurato nella caricatura di un suonatore di salterio di Pier Leone Ghezzi. Illustrazioni di suonatori con martelletti e alcuni martelletti esistenti insieme a salteri italiani (ad esempio nel Museo Nazionale Bavarese di Monaco) documentano invece il secondo metodo.
Le biblioteche italiane contengono una grande quantità di lavori mai pubblicati su questo strumento, come le sonate incluse in questo programma.
Tutti i compositori della musica da salterio del programma dell’ensemble La Gioia Armonica incarnano il cosiddetto “stile galante”, che dal 1720 in poi è apparso in Italia e da lì si è diffuso in tutta Europa, ispirando la musica di corti e cattedrali, così come la cultura musicale urbana. I tratti specifici di questo stile sono un’accessibilità melodica tipo canzone, una costruzione periodica saldamente radicata in una tonalità semplificata e facile da afferrare per l’ascoltatore, così come il rifiuto dell’artificio polifonico e della vena dissonante della precedente generazione di compositori.