Un evento unico, quasi irripetibile. Ad aprire le celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello Sanzio (Urbino 1483-Roma 1520), per una settimana, ai MuseiVaticani sono stati esposti nella Cappella Sistina i preziosi arazzi della serie Atti degli Apostoli. Per la prima volta dopo 400 anni, le opere realizzate su cartoni di Raffaello dalla nota bottega del tessitore belga Pieter van Aelst sono state visibili tutte assieme, secondo l’idea originale dell’artista urbinate su richiesta di Papa Leone X.

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Una rievocazione straordinaria, frutto di lunghi anni di impegnativi studi da parte di specialisti internazionali, che hanno confrontato le scarne notizie storiche riguardanti le rare antiche solenni cerimonie liturgiche per le quali erano stati adoperati gli arazzi con la realtà delle pareti della Cappella Sistina.

Una occasione eccezionale visto che l’allestimento era stato provato per due volte, nel 1983 e nel 2010 in modo parziale e solo per un tempo molto limitato, secondo diverse varianti interpretative. Non è stata impresa da poco spostare i manufatti – 50 kg per una superficie di circa 30 mq ciascuno – dalla sala VIII o di Raffaello della Pinacoteca Vaticana, dove sono normalmente esposti a rotazione – per posizionarli nella Cappella Sistina: questo ha determinato un notevole sforzo organizzativo e un lavoro di diverse ore.

Le Celebrazioni Raffaellesche sono entrate nel vivo con il suggestivo grandioso allestimento in Cappella Sistina dei 10 arazzi che l’artista non poté mai ammirare al completo a causa della morte prematura.

I Pontefici Sisto IV (1471-1484) e Giulio II (1503-1513) fecero eseguire nella Cappella Magna di Palazzo rispettivamente il ciclo pittorico delle pareti e la volta michelangiolesca. Papa Leone X (1513-1521) volle completare tramite l’arte il messaggio religioso di uno dei luoghi più sacri della Cristianità e, nel 1515, incaricò Raffaello del prestigioso compito di realizzare i cartoni preparatori per una serie di arazzi destinati a rivestire la zona inferiore delle pareti affrescate a finti tendaggi.

Tra il 1515 e il 1516 Raffaello concepì un grande ciclo monumentale con le storie delle vite di San Pietro e San Paolo: i cartoni preparatori vennero mandati a Bruxelles per la realizzazione degli arazzi.

 

Il 26 dicembre 1519 per la festività di Santo Stefano, pochi mesi prima della prematura e improvvisa scomparsa dell’artista, i primi sette vennero esposti alla presenza del suo illustre committente. Il cerimoniere della Cappella Papale, Paris de Grassis, annotava che “a universale giudizio non si era mai visto niente di più bello al mondo.Gli ultimi tre della serie entrarono in Vaticano entro il 1521.

Gli arazzi furono trafugati durante il Sacco di Roma (1527), messi all’asta durante l’occupazione francese (1798), e infine riacquisiti dal cardinale Consalvi (1808).

La rievocazione storica di una settimana è stato un omaggio al ‘divino’ Raffaello, ma anche una suggestiva memoria dell’antica consuetudine di adornare la maggiore Cappella Papale durante le solenni cerimonie liturgiche del lontano passato. Un’occasione anche per apprezzare l’equilibrio e la proporzione rispetto alle scene sovrastanti dei Quattrocentisti (Storie di Mosè e della Vita di Cristo di Botticelli, Ghirlandaio, Perugino, Rosselli, Signorelli) e di Michelangelo.

“Raffaello Sanzio da Urbino è stato protagonista della bellezza, dell’armonia, del gusto e dell’ispirazione creativa di generazioni di pittori, scultori, decoratori, architetti ed artisti –afferma Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani – Un artista universale, Raffaello, che ha fornito alla civiltà figurativa occidentale i modelli supremi della Bellezza.”

Il programma delle Celebrazioni proseguirà con un convegno dedicato all’opera pittorica e architettonica di Raffaello in calendario ai Musei Vaticani dal 20 al 22 aprile.

Giuseppe Sangiorgi

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