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Schiaffino, “Il Dio del calcio”

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“Schiaffino  l’ uomo che veniva da lontano” (Minerva 2026) di Massimiliano Castellani e Adalberto Sciemma (prefazione di Massimo Raffaeli e postfazione di Darwin Pastorin) è un libro sia per chi “capisce” di calcio sia per chi ne  “capisce” poco  (o molto poco). Infatti nel narrare la vicenda di Juan Alberto Schiaffino (Montevideo 1925-2002), detto El Pepe, calciatore “uruguagio” come scriverebbe l’ insuperato cantore del calcio Gianni Brera, Castellani, firma del quotidiano Avvenire e Sciemma, docente universitario, entrambi autori di saggi molto profondi sullo sport, hanno avuto la capacità di mantenere un registro tecnico nell’ analizzare il calcio di Schiaffino e del suo tempo unitamente alla evocazione delle suggestioni, delle emozioni, in una parola l’ epica connessa a questo sport che esalta collettivo e individualità.

Ricordare Schiaffino significa ritornare alle grandi figure degli oriundi, generalmente provenienti dal Sud America,  che hanno arricchito il calcio italiano di talento tra gli anni Trenta e gli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso. Era figlio di emigrati liguri in Uruguay, un paese, come la vicina Argentina, dove ancora oggi un cognome su due segnala una origine italiana. Nel libro si racconta la spettacolare ascesa di Schiaffino, mix di talento, intelligenza e fantasia, dagli inizi nel Penarol di Montevideo, al trionfo con l’ Uruguay nel Mondiale del 1950 vinto in casa degli “odiati” avversari brasiliani fino alla esperienza nel calcio italiano. Infatti El Pepe potè giocare nel Milan stellare della seconda metà degli anni Cinquanta con campioni del calibro di Liedholm o del giovane Cesare Maldini. Raccolse pure quattro presenze in Nazionale italiana e chiuse l’ esperienza italiana con un paio di campionati con la Roma. Un merito che va riconosciuto agli autori è che riproponendo il genio calcistico di Schiaffino ci fanno riscoprire la grande scuola calcistica dell’ Uruguay, potenza del calcio internazionale che è un peccato dimenticare, complice i non eccezionali risultati raccolti dalla nazionale  uruguaiana in questi ultimi anni.

Altro merito di questo libro è che, per raccontare Schiaffino, inevitabilmente si racconta tutto quello che è stato il calcio degli anni Cinquanta e dei protagonisti di quell’ epoca come le grandi nazionali, ad esempio la mitica  Ungheria, atleti come Ghiggia o Di Stefano o allenatori come Imre Hirschl: insomma, l’ Olimpo del calcio. Interessante nel narrare Schiaffino è stato l’ inserimento da parte degli autori di testimonianze di chi nel mondo dello sport incrociò il calciatore uruguayano come Rivera, Altafini, Cesare Maldini, Dino Da Costa e altri.

Ultimo pregio del lavoro di Castellani e Sciemma nel ripercorrere la storia di Schiaffino, l’ uomo che veniva da lontano, è quello di evidenziare il potenziale evocativo che un eroe, un mito del calcio può suscitare in tema di ricordi ed emozioni. E’ il caso di Paolo Conte che nella sua struggente canzone Sudamerica canta che “…l’ uomo ch’è venuto da lontano ha la genialità di uno Schiaffino…” o quello del  poeta Eduardo Galeano.

Insomma. la lettura di questo libro sia l’ occasione per continuare a vivere nel mito del calcio e dei suoi eroi e, anche,  di consolazione per noi sfortunati tifosi di una nazionale che ha “ciccato” la partecipazione al Campionato Mondiale per tre edizioni di fila… 

Paolo Poponessi

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