La stagione del Teatro Alighieri di Ravenna prosegue (mercoledì 23 e giovedì 24 gennaio, inizio ore 21) con New Magic People Show – regia collettiva a cura di Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli – ispirato al lavoro amaro e beffardo di Giuseppe Montesano (il romanzo Magic People è del 2005, per Feltrinelli). In uno spazio claustrofobico, che, nei termini di una commedia divertentissima e nera, ricalca lo scrigno mentale di un’Italia sgangherata e sovraffollata, sfilano personaggi imbarbariti e mostruosi, schiavi dell’omologazione e delle mode. I quattro interpreti danno vita – a partire da un tragicomico romanzo contemporaneo – a un’umanità dolente e perduta, specchio dissacrante di una società alle prese con i falsi miti della ricchezza, del potere, della gioventù a tutti i costi. Cabaret postmoderno nel segno della tradizione dell’avanspettacolo.

Giovedì 24 gennaio la compagnia incontra il pubblico in dialogo con Matteo Cavezzali. Su un ritmo forsennato, divertente e vertiginoso da commedia nera, Giuseppe Montesano chiama in scena il suddito televisivo, il consumatore globale, l’uomo medio assoluto, lo schiavo della pubblicità, e poi i risanatori dell’economia nazionale, i venditori di spiagge, i venditori di aria da respirare, i venditori e i compratori di anime. Un comico, feroce e colorito avanspettacolo pop, dove gli attori scoprono le piaghe di una modernità livida e terribile, dove il caldo è soffocante e i black-out continui. Oltre dieci anni dopo – la prima messa in scena dello spettacolo è del 2006, titolata Magic People Show – ecco una nuova versione di quel lavoro, in un crescendo che mescola l’opera buffa e il dramma, fatto di ridicoli mostri drogati dal sogno del denaro, di prigionieri illusi di essere liberi, di gaudenti che hanno seppellito la passione e l’amore: un nuovo capitolo del tragicomico romanzo teatrale dell’Italia malata di questi ultimi anni.
Tutti molto noti al grande pubblico i quattro registi/attori, in particolare Enrico Ianniello ha lavorato al cinema con Nanni Moretti, in televisione, su Rai 1, è il commissario Nappi della serie “Un passo dal cielo”, mentre è uscito da pochi gironi il suo terzo romanzo per Feltrinelli, “La Compagnia delle Illusioni”. Tony Laudadio si è formato alla Bottega di Vittorio Gassman, è attore di teatro, cinema (Risi, Moretti, Sorrentino) e televisione, ed è autore di testi teatrali e di opere letterarie. Andrea Renzi (che il pubblico ravennate ricorderà ne “Il servo” della scorsa stagione, proprio insieme a Laudadio) ha lavorato anche al cinema con Benigni, Andò, Silvio Muccino, Virzì e Salvatores, tra i tanti, inoltre sarà nel cast della serie “Gomorra 4” in televisine; Luciano Saltarelli è autore, commediografo e regista, oltre che attore, attivo, oltre che in teatro, sia al cinema che in televisione.
«Quello che volevamo – dice Giuseppe Montesano – era restituire il senso di nevrotico sovraffollamento del condominio globale, il pullulare comico di personaggi messi a cuocere in una stessa pentola a pressione demenziale, le vite non più protette dall’intimità dell’at home ma sempre sotto l’occhio di tutti, e con un ritmo che voleva sposare i Simpson e Aristofane, Eduardo e Woody Allen, i Soprano e la Commedia dell’Arte, Quevedo e l’Avanspettacolo, Totò e Godot: come farlo con soli quattro attori?»
E qui l’idea straordinaria di Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli fu di recitare su un tavolino da salotto, gomito a gomito come sardine in una scatola mentale, ricreando la sensazione della mancanza di spazio interiore del condominio coatto. E poi, attinta alle radici stesse del teatro popolare napoletano e ai Maestri della Farsa, la trovata del travestimento: solo quattro attori si trasformavano e si moltiplicavano, con pochissimi trucchi, in maschi e femmine e bambini, in una folla di personaggi, in una sorta di avanspettacolo postmoderno.
«Era nato Magic People Show – aggiunge Montesano. Si può ridere su cose drammatiche? Si può fare ironia su ciò che ci sta strangolando? Magic People Show parla di come stiamo diventando servi del mediatico e del denaro, ma si rifiuta di usare le categorie della politica; parla di come la politica abbia invaso le anime, ma non la nomina mai; parla di come la cara e amata vita quotidiana, sia modificata e deformata dallo strapotere dell’Economia, ma senza scrivere trattati asserviti alle ideologie vecchie e nuove».
Non si possono più usare innocentemente le parole che i nemici dell’umano hanno deformato nella menzogna, e se si vuole restare vivi bisogna provare a smascherare quelle menzogne: ma come? Non resta che dare la parola a loro, ai mutanti di quella che è già da tempo la ex società del benessere: facendo confessare a loro stessi la propria vergogna e assurdità, la mancanza d’amore, la banalità nel male.
«Allora bisogna far salire in scena Lallo e Gegè, la signora madre Torza e la signorina figlia Torza, l’osceno avvocato Morfo e l’ultimo resistente, il dottor G.: e bisogna lasciarli liberi di sproloquiare, lasciare che i mostriciattoli si esprimano in tutta la loro ridicola e ripugnante miseria, per vedere ciò che troppo spesso è nascosto dall’abitudine e dal così fanno tutti quindi è normale fare così. Non è vero: diventare disumani e cretini e servi e morti in vita non è normale, e non tutti lo fanno: e quindi è normale essere umani, e miti, e gentili, e liberi, e poetici, e vivi.»