Svolta nelle indagini. Tutte le sei ragazze indagate per la morte di Mariam Moustafa, la 18enne italo-egiziana cresciuta a Ostia e aggredita il 20 febbraio 2018 a Nottingham, hanno ammesso le proprie responsabilità nel pestaggio. Inizialmente solo 3 teenager avevano confessato il proprio coinvolgimento.
La studentessa era stata assalita dal gruppo nei pressi di una fermata dell’autobus. La 18enne era entrata in coma poche ore dopo l’aggressione ed era deceduta dopo quasi un mese di agonia.
La giovane trasferitasi 4 anni fa nel Regno Unito per realizzare il sogno di studiare ingegneria fu brutalmente pestata senza motivo da un gruppo di bulle, anche più piccole di lei. Dopo essersi avvicinate, iniziarono a chiamarla “Black rose”, probabilmente con intento razzista. Alla risposta della 18enne – “No, io mi chiamo Mariam” – le baby bulle le si scagliarono contro con violenza inaudita. L’italiana tentò di fuggire al gruppetto salendo su un bus ma fu raggiunta anche qui e nuovamente picchiata, fino a quando fu necessario l’intervento dell’autista per mettere fine all’assalto. A causa del brutale pestaggio la ragazza iniziò ad accusare dei forti mal di testa per i quali decise di recarsi al Queen’s medical center. Qui fu visitata ma nonostante le macchie sul cervello emerse anche dai referti, nessuno si sarebbe accorto della grave emorragia cerebrale al punto da essere dimessa. Durante la notte Mariam fu vittima di un malore ma dopo il ricovero al Nottingham city hospital entrò in coma per poi morire 22 giorni dopo.
