La Camera dei Comuni ha bocciato l’accordo sulla Brexit con 432 voti contrari e 202 a favore. Una “sconfitta devastante”, come l’ha definita il leader laburista Jeremy Corbin, che rischia a questo punto di compromettere irrimediabilmente l’architettura complessiva dell’addio all’Ue da parte del Regno Unito. A pesare sulla bocciatura dell’accordo sono stati i 118 voti contrari dei deputati conservatori in aperto contrasto con le politiche della premier May.
Si riapre così la partita della Brexit: un terremoto che fa da prologo alla mozione di sfiducia presentata dai laburisti e destinata a essere votata domani. May potrebbe superare lo scoglio, grazie anche al sostegno annunciato dagli unionisti nordirlandesi del Dup, che voteranno la fiducia alla premier.
Se la May dovesse perdere, avrà altri 14 giorni per calendarizzare un nuovo voto di fiducia: in caso di ulteriore sconfitta, si aprirebbe automaticamente la porta a elezioni generali. Intanto, i laburisti hanno fatto sapere che se la sfiducia di domani dovesse fallire, sono aperti a un nuovo referendum sul divorzio dall’Unione europea. May: “La Camera ha parlato, il governo ascolterà” “La Camera ha parlato e il governo ascolterà. E’ chiaro che la Camera non sostiene questo accordo, ma il voto non ci dice cosa invece la Camera sostenga. Non ci dice come si intenda onorare la decisione presa dal popolo britannico in un referendum”.
La premier britannica Theresa May si esprime così dopo la bocciatura dell’accordo sulla Brexit. “Per prima cosa, bisogna confermare se questo governo goda ancora della fiducia della Camera. Io credo di sì, ma è giusto che altri abbiano la possibilità di verificarlo, se vogliono. Se il governo otterrà la fiducia, terremo incontri in uno spirito costruttivo” per arrivare a ottenere “un sostegno sufficiente in questa Camera”. Verranno discusse eventualmente nuove idee e “il governo le esplorerà poi con l’Unione Europea”. La premier tiene a dare “due rassicurazioni” “La prima è per coloro che temono che la strategia del governo sia di tirarla per le lunghe fino al 29 marzo. Non è la nostra strategia, ho sempre ritenuto che la soluzione migliore sia uscire in modo ordinato e con un buon accordo. Ho dedicato gran parte degli ultimi due anni a negoziare una simile intesa”, afferma. “La seconda rassicurazione è per il popolo britannico, che ha votato per lasciare l’Unione Europea con il referendum di due anni e mezzo fa -ricorda-. Sono diventata premier subito dopo quel referendum, ritengo sia mio dovere realizzare le indicazioni” dei votanti “e intendo farlo”. “Ogni giorno che passa senza una soluzione a tale questione -afferma ancora- equivale ad ulteriore incertezza, ulteriore amarezza e ulteriore rancore. Il governo ha sentito quello che la Camera ha detto stasera ma chiedo a tutti i membri, di ogni posizione, di ascoltare il popolo britannico, che vuole vedere risolta tale questione. E chiedo di collaborare col governo per riuscirci”. Juncker: la bocciatura aumenta il rischio no-deal Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha diramato stasera una nota in cui prende atto “con rammarico del risultato della votazione alla Camera dei Comuni questa sera” sulla Brexit. “Da parte dell’Ue, continua il processo di ratifica dell’Accordo di ritiro” dall’Unione, che “è un compromesso equo e il miglior accordo possibile. Riduce il danno causato dalla Brexit per i cittadini e le imprese in tutta Europa. È l’unico modo per garantire un ritiro ordinato del Regno Unito dall’Unione europea”, ribadisce il presidente della Commissione.”La Commissione europea – ricorda Juncker -, e in particolare il nostro capo negoziatore Michel Barnier, ha investito molto tempo e sforzi per negoziare l’Accordo di ritiro. Abbiamo dimostrato creatività e flessibilità ovunque. Io, insieme al presidente Tusk, ho di nuovo dimostrato buona volontà offrendo ulteriori chiarimenti e rassicurazioni in uno scambio di lettere all’inizio di questa settimana con il primo ministro” britannico Theresa May.”Il rischio di un ritiro disordinato del Regno Unito è aumentato con il voto di questa sera. Anche se non vogliamo che questo accada, la Commissione europea continuerà il suo lavoro di emergenza per contribuire a garantire che l’Ue sia pienamente preparata. Esorto il Regno Unito a chiarire le sue intenzioni il più presto possibile. Il tempo – conclude Juncker – è quasi scaduto”.
