di Roberto Giannini
Che la riapertura fosse un salto nel vuoto e che era lasciata unicamente al buon senso degli italiani, perché nulla era mutato da febbraio ad oggi in termini di vaccino e cure, lo avevamo scritto prima ancora che fosse decretata la Fase2. A supporto della bontà delle nostre previsioni, in queste ore arriva un report dal comitato tecnico scientifico, con anticipazioni a dir poco apocalittiche: riaprendo tutto, la curva dei contagi ritornerebbe a salire con un R0 pari a 2.25, cioè ogni positivo contagerebbe più di due persone.
Se il report del CTS (comitato tecnico-scientifico) fosse confermato, entro giugno ci sarebbe necessità di 150.000 posti letto in terapia intensiva, per un totale entro fine anno di oltre 430.000 cittadini ricoverati e ammalati gravemente. Il sistema sanitario nazionale che con l’emergenza ha raggiunto a fatica, circa 9 mila unità di terapia intensiva, sarebbe portato al collasso totale.
La stessa simulazione, ma con le scuole chiuse, porterebbe il numero dei posti in rianimazione, necessari per curare i malati a 110.000 unità entro giugno e poco meno di 400.000 entro l’anno. Il risultato finale non cambierebbe, ancora una volta il SSN non resisterebbe.
Vi è più che mai la necessità di ripartire, ma gradualmente. Del resto si naviga a vista in tutta Europa: se per alcune settimane ha prevalso l’ansia di rimettere in moto iPaesi, ieri è stata la giornata della frenata. In Germania il virus ha ripreso quota, il premier francese ha frenato sulla riapertura delle scuole, e la loro Fase2 partirà a metà maggio.
In Spagna invece la ripresa è fissata in quattro tappe con obiettivi chiari, ma senza date rigide, ogni provincia avrà i suoi tempi a seconda della diffusione del contagio. Le fasi avranno una durata di 14 giorni ciascuno, passati i quali si passa al livello successivo.L’obiettivo finale, in assenza di ostacoli, è completare il percorso a fine giugno.
E che Dio ce la mandi buona.




















