Il Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole, chiede “accesso gratuito ai mezzi contraccettivi per garantire a tutte e a tutti il diritto alla procreazione responsabile” con l’obiettivo di estendere il modello Emilia Romagna a tutto il Paese, e ha lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org che ha già raggiunto oltre 62mila firme.

Sì, perché nella nostra regione i contraccettivi sono già oggi gratuiti o quasi. Gli under 26 e le donne disoccupate fino a 45 anni, comprese le richiedenti asilo, che si rivolgono al Servizio giovani dei consultori possono usufruire dell’esenzione dal pagamento o di ticket molto bassi. Un modello virtuoso, che però in Italia resta unico.

Secondo i dati della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostretricia, soltanto il 16% delle donne usa la pillola e il 42% delle ragazze sotto i 25 anni non ricorre ad alcun contraccettivo durante i primi rapporti sessuali.

A scoraggiare una situazione già drammatica c’hanno pensato le novità legislative: dal 2016 anche le ultime pillole sono a pagamento, dopo essere passate dalla fascia A alla fascia C. E così via con il coito interrotto (usato dal 17,5% delle donne in età fertile) o addirittura nessun tipo di precauzione (se mai il coito interrotto lo fosse).

In un Paese di tradizione cattolica si pensa che fermare la contraccezione possa fermare l’attività sessuale, ma i dati, ovviamente, dicono che così non è. E insieme alle malattie aumentano le gravidanze indesiderate, soprattutto tra le ragazzine, con dati che evidenziano come questa situazione sia più diffusa nelle regioni meridionali: da qui, fa sapere Sigo, provengono oltre la metà delle 7.819 mamme con meno di 19 anni, che hanno partorito nel 2014. Secondo l’europeo Contraception Atlas l’Italia, a livello di contraccezione, è allo stesso livello della Romania.

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